Anche la moda diventa “green”
Lifestyle | 30 gennaio 2020

Anche la moda diventa “green”

Rispettare l’ambiente è una priorità anche per l’industria del fashion e sono in aumento i progetti che puntano sulla sostenibilità. I nuovi capi di abbigliamento sono realizzati con materiali di alta qualità provenienti da abiti dismessi. Oppure, sono confezionati con materiali “green” come il tencel, la pelle ricavata dalle mele, e il satin di poliestere riciclato.

Rispettare l’ambiente adottando comportamenti eco-compatibili è una delle sfide più sentite del nostro tempo. Le grandi imprese manifatturiere, l’industria finanziaria e le piccole eccellenze attive anche nel made in Italy stanno trasformando le loro politiche di business in favore di una più oculata e sostenibile gestione delle risorse e degli sprechi. E arrivano nei negozi anche i primi prodotti “green” e plastic-free realizzati talvolta con materiali di recupero o riciclati. Una tendenza che, negli ultimi tempi, ha iniziato a contagiare anche il rigido mondo del fashion.

L’arte del riciclo

Per la prima volta, infatti, nascono abiti rigorosamente sostenibili, prodotti, in alcuni casi, in collaborazione con le comunità artigiane di alcuni paesi africani come il Camerun. I nuovi capi sono fatti a mano, con materiali sempre diversi e con l’utilizzo responsabile di tessuti ecologici di origine organica di alta qualità. Si va dal denim, al cotone e alla lana provenienti da abiti dismessi o da scarti di magazzino. Talvolta, invece, si opta per gli avanzi di forniture militari, che vengono riassemblati per creare collezioni originali.

 

I nuovi tessuti “green”


Non solo. C’è anche chi ha iniziato a sperimentare e ha messo in commercio linee di vestiti che sfruttano materiali completamente nuovi. Una maison italiana, per esempio, ha scelto di usare bottoni in polvere di marmo e tessuti ricavati dalle alghe. Dal Nord Europa, invece, arriva il brand che utilizza il Tencel, un tessuto ecologico di recente introduzione: ha la particolarità di essere prodotto a partire da alberi di eucalipto dei quali viene impiegata la polpa di legno. Ma ci sono anche capi in satin di poliestere riciclato e nuovissimi tessuti in pelle ricavata dalle mele.

Tra i più particolari, poi, non mancano i costumi da bagno in materiali plastici di riciclo, come le reti da pesca. Le giacche e i piumini invernali prodotti con i rifiuti recuperati nel Mediterraneo. E gli occhiali da sole in fibra di pala di fico d'India e legno di ulivo.

 

Contro gli sprechi

Il rispetto dell’ambiente, però, passa anche attraverso una nuova gestione aziendale che sia più attenta alla riduzione degli sprechi. L’attività di produzione di capi di abbigliamento e scarpe, infatti, incide già oggi per circa l’8% sulle emissioni di gas serra a livello mondiale. Per un totale di circa 1,2 miliardi di tonnellate di emissioni: superiori persino a quelle prodotte dai voli aerei internazionali e dai collegamenti navali commerciali.
Ecco allora che alcuni marchi di nicchia, per combattere la sovrapproduzione di indumenti considerata come una delle cause dell’inquinamento, hanno deciso di realizzare gli abiti esclusivamente su ordinazione.

 

A cura della redazione di OfNetwork

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