Buyout, M&A, Ipo e bond per creare la nuova generazione di leader

Le banche, tramite opportuni strumenti di corporate finance e servizi di consulenza, sono cruciali per rendere indolore il passaggio generazionale delle Pmi italiane, che da sole faticano a individuare la strategia giusta per dare continuità all’azienda.

Per le aziende italiane, soprattutto le Pmi, una questione cruciale, da affrontare per tempo, è quella del passaggio generazionale. Guardando avanti, la questione potrebbe diventare critica: secondo un recente studio di Confindustria, su 80.000 aziende che ogni anno in Italia affrontano la successione generazionale un quarto supera il primo passaggio, il 14% supera il secondo, mentre al terzo arriva solo il 5% delle imprese, complice anche un contesto legislativo in continua evoluzione, una congiuntura economica che fatica a decollare e un quadro sociale spesso complicato.
È dunque necessario un lavoro accurato di analisi e pianificazione delle vie più adeguate da percorrere: proprio su questo un valido aiuto alle aziende è dato dal sistema bancario, sia tramite prodotti di corporate finance (operazioni di fusione e acquisizione, quotazioni, emissioni obbligazionarie, minibond e private placement) sia tramite servizi di consulenza a sostegno dello sviluppo aziendale.

Una delle esigenze delle aziende, quando si trovano ad affrontare un passaggio generazionale, è trovare un modello che resti competitivo nel lungo periodo e che risolva il problema della commistione patrimoniale tra sfera aziendale e familiare nella gestione dei rapporti economici.
Stando a un rapporto dell’Università degli Studi di TorVergata, tra le necessità principali ci sono la modifica della compagine proprietaria e la diversificazione della struttura finanziaria, ma anche l’identificazione di adeguate strategie per garantire continuità all’impresa e per reperire risorse per favorire lo sviluppo del mercato, senza perdere di vista l’identità della Pmi. La vera esigenza è tuttavia capire come riallocare la proprietà, gestendo in modo equilibrato la transizione. In questo senso, la ricerca di risorse finanziarie stride con la scarsa disponibilità a fare entrare nel capitale soci esterni alla famiglia.

Ecco dunque che appare chiara l’utilità del sistema bancario, che interviene tramite misure di corporate finance, di advisory e consulenza. Una prima via è la creazione di un fondo chiuso, strumento finanziario, mobiliare e consultivo che consente alle imprese con capitale controllato da una compagine azionaria ristretta di mettere a punto strategie per dare continuità all’azienda tramite la massimizzazione del valore aziendale e dell’internal rate of return. In questo caso le banche offrono consulenza su soluzioni di finanziamento (strumenti creditizi, finanziari, mobiliari e immobiliari italiani ed esteri), possibili alleanze, operazioni di integrazione e semplificazione dell’attività.

Una via percorribile è anche quella del private placement, una modalità di finanziamento usata principalmente da Pmi che, non potendo accedere al mercato obbligazionario pubblico, si rivolgono a uno o più grandi investitori istituzionali (strumenti finanziari di nuova emissione sono collocati presso un numero limitato di destinatari). Altre possibilità sono la quotazione del gruppo, scelta che incontra resistenze soprattutto a causa del timore di underpricing e perdita di controllo da parte della famiglia, e operazioni di fusione e acquisizione (M&A), che possono assumere la forma di investor buyout (quando il controllo dell’azienda acquisita passa a un investitore istituzionale), management buyout (il gruppo manageriale sostituisce i precedenti azionisti) o employees buyout (quando sono coinvolti tutti i dipendenti).

Un’opzione ulteriore è il leveraged buyout che, a prescindere da chi assume il controllo, è effettuato ricorrendo alla leva finanziaria: in questo caso è creata una società-veicolo diversa dagli investitori finanziari e dall’intermediario che si occupa della ricerca di imprese target. Da notare che nella Newco confluiscono le risorse finanziarie attraverso equity, debito senior e debito junior, mentre solo in seguito sono assegnati gli asset e si ha una fusione per incorporazione tra società target.
In molti casi la soluzione ai problemi collegati al passaggio generazionale viene da investitori istituzionali in capitale di rischio (private equity), che possono acquisire la maggioranza del capitale, eventualmente mantenendo la famiglia nell’azionariato con quote di minoranza, oppure, più raramente, optare per processi di riassetto proprietario interno, liquidando dei soci uscenti, con la famiglia che conserva il controllo.

Vista la complessità di operazioni di questo genere e considerando che ogni caso aziendale non è gestibile in modo meccanico e standardizzato, diventa cruciale la presenza di consulenti indipendenti ed esterni, come appunto le banche, anche per spostare l’attenzione dalle questioni prettamente familiari a quelle societarie e strategiche. Gli advisor, che hanno dimestichezza con gli investitori istituzionali e con i processi corporate, sono in grado di gestire il flusso informativo e organizzativo della transizione, favorendone il successo. Le banche consulenti, inoltre, hanno un ruolo importante nel preparare al passaggio di consegne la proprietà dell’azienda e la squadra manageriale, da un punto di vista operativo e psicologico, in modo da evitare un disallineamento di interessi ed equilibri.

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A cura della redazione de "Il Sole 24 Ore"