Consulenza, non un lusso solo per chi ha grandi patrimoni

Affidarsi alla consulenza di un esperto per chiedere consiglio su come gestire la propria situazione patrimoniale non deve essere considerato un lusso solo per chi ha grandi disponibilità. Oltre al private banking, la consulenza può essere utile anche per chi deve pianificare la normale gestione familiare, dalla previdenza complementare alle assicurazioni, fino a un mutuo o a un prestito.

In un mondo economico e finanziario sempre più complesso e interconnesso è cruciale interpretare in modo corretto la direzione del mercato e il panorama degli investimenti tradizionali e di lungo termine, rivoluzionati anche dalle nuove tecnologie.

In un contesto in cui, stando ai dati della Banca d’Italia, il totale delle attività finanziarie delle famiglie italiane si aggira attorno ai 4.000 miliardi di euro, è importante fare scelte appropriate, motivo per cui la consulenza di un esperto gioca un ruolo determinante per gestire la propria situazione patrimoniale.
Questo vale a prescindere dalla disponibilità finanziaria dell’investitore: è ormai opinione condivisa che la consulenza non debba essere considerata un lusso, appannaggio di chi dispone di elevati capitali, ma debba essere invece un aiuto utile anche per la pianificazione familiare e l’organizzazione di tutto ciò che va dalla previdenza complementare, alle assicurazioni, al mutuo e ai prestiti.

Infatti, scelte finanziarie adeguate presuppongono un’opportuna gestione di consumi e risparmi e, soprattutto per quanto riguarda le decisioni di investimento, è determinante individuare in modo corretto obiettivi, orizzonte temporale, aspettative di guadagno, capacità finanziaria di sostenere eventuali perdite e propensione al rischio.
Va inoltre considerato che una maggiore percezione del rischio e un minore interesse per gli investimenti finanziari continuano a orientare le preferenze delle famiglie verso prodotti liquidi (circolante e depositi), prodotti assicurativi e fondi pensione, a fronte di una contrazione del peso di azioni e obbligazioni.

È, dunque, chiaro che la gestione del patrimonio, grande o piccolo che sia, non può essere improvvisata, tanto più che le famiglie italiane non sembrano avere una grande dimestichezza con le conoscenze finanziarie: secondo un recente rapporto della Consob, solo poco più del 40% degli intervistati è in grado di spiegare in modo corretto alcune nozioni di base, solo il 6% conosce le implicazioni di una corretta diversificazione delle attività finanziarie e la cultura digitale degli utenti di Internet (circa il 65% della popolazione) è alta solo nel 30% dei casi, percentuale che cala al 12% quando si parla di decisioni di investimento.

Se è vero che per il momento la richiesta di consulenza sale di pari passo con le competenze finanziarie, è anche vero che il trend appare in crescita, proprio per la maggiore complessità del sistema e degli strumenti disponibili.

Guardando avanti, secondo l’autorità di Borsa, a convincere investitori più piccoli ad affidarsi a consulenti potranno essere la capacità di guidare i clienti nella comprensione dei rischi e nel monitoraggio degli investimenti, ma anche le competenze dell’esperto.

A cura della redazione de “IL SOLE 24 ORE”