Continua la crescita delle startup innovative
Business e lavoro | 20 febbraio 2018

Continua la crescita delle startup innovative

Il trend di crescita delle startup innovative è positivo in Italia. Secondo la Relazione annuale del ministro dello Sviluppo economico al Parlamento sullo stato di attuazione e l’impatto della policy sulle startup e Pmi innovative, al 30 giugno 2017 hanno raddoppiato il loro numero in due anni e hanno raggiunto complessivamente un fatturato di 5 miliardi di euro e offrono lavoro a 50mila persone. Nel dettaglio, le startup innovative in un anno sono aumentate del 24,5% e del 74% rispetto al 2015.

Cresce il numero delle startup innovative nel nostro Paese. Nonostante, come ha indicato il ministro dello Sviluppo economico, Carlo Calenda, l’Italia sia ancora lontana dai benchmark internazionali, il trend risulta positivo.

Come indicato nella Relazione annuale del ministro dello Sviluppo economico al Parlamento sullo stato di attuazione e l’impatto della policy sulle startup e Pmi innovative, al 30 giugno 2017 (ultimi dati disponibili) le imprese iscritte alla sezione speciale del Registro delle imprese - condizione abilitante per l’accesso al regime agevolato di startup innovativa - sono 7.398.

Rispetto al 30 giugno 2016 sono 1.455 in più, pari a una crescita del 24,5% (+74% in confronto al 2015). Nel primo semestre 2017 la media di nuove iscrizioni al mese è di 253, a fronte di una media storica di 172.

Dai dati raccolti risulta rilevante anche il “cambio generazionale” che si è verificato tra il 2016 d il 2017. Circa 800 imprese sono diventate “anagraficamente mature” e sono gradualmente uscite dalla sezione speciale a partire dal 18 dicembre 2016.

In totale le aziende transitate nel registro speciale dedicato alle startup innovative sono 9.310 e solo il 3,2% di quelle uscite lo hanno fatto per cessata attività.
Quindi se il tasso di “mortalità” si attesta poco sopra il 3%, quello di “natalità” è ben più alto, pari al 32,5%. Sotto questo aspetto, da rilevare, inoltre, che il tasso di sopravvivenza è del 95% dopo due anni e del 90% dopo tre anni, considerando anche che al 30 giugno 2017 era attivo l’89,3% delle startup innovative costituite nel corso del 2013.

Guardando alla distribuzione geografica, il Nord la fa da padrone, con il 55,2% delle startup innovative italiane (30,4% Nord Ovest e 24,8% Nord Est), il resto è diviso abbastanza equamente tra Centro e Sud Italia.
La Lombardia è in testa alla classifica per Regioni, con 1.695 startup innovative (pari al 22,9% del totale), seguita a distanza dall’Emilia-Romagna con 810 (10,9% del totale) e poi da Lazio e Veneto.

Sul fronte occupazionale, le startup innovative in totale esprimono una forza lavoro pari a 34.120 persone (10.262 addetti con contratto di lavoro subordinato e 23.858 soci), pari a una crescita del 6,3% rispetto al 30 giugno 2016.
La maggior parte, tuttavia, ha un valore di produzione sotto 100mila euro, circa i 20% però supera questa soglia già al secondo anno di attività e più di un terzo delle startup iscritte nel 2013 ora supera i 100mila euro di produzione annua e più del 10% supera i 500mila euro.

Da sottolineare, inoltre, che circa una startup innovativa su 20 di quelle iscritte nel 2013 ha superato un fatturato di un milione di euro nel 2016.

Una panoramica, infine, sui settori di attività.In base alla classificazione Ateco2007:

  • 5.531 startup innovative (il 74,8% del totale), opera nel settore dei servizi alle imprese
  • il 19% nei settori industria e artigianato
  • il 4,4% nel settore del commercio
  • e solo l’1% circa nel turismo e nel settore primario.

Da rilevare, comunque, che le startup innovative rappresentano il 26,2% delle società di capitali italiane operanti nel comparto ricerca e sviluppo scientifico.

Si ricorda, infine, che le startup innovative - per iscriversi alla sezione speciale del Registro delle imprese - devono rispettare alcuni parametri e avere almeno uno di tre requisiti:

  1. un’incidenza minima del 15% delle spese in R&S sul maggiore tra costo e valore totale della produzione
  2. un terzo della forza lavoro costituita da dottori di ricerca, dottorandi o ricercatori, o in alternativa per due terzi da persone in possesso di laurea magistrale o equivalente
  3. impresa proprietaria, depositaria o licenziataria di brevetto o proprietaria di software originario registrato, purché direttamente inerenti al suo oggetto sociale.

Il primo requisito, la soglia abilitante di spese in R&S, è indicato da quasi i due terzi delle startup innovative attualmente iscritte (4.694 startup, 64,1%). Poco più di una su quattro ha invece optato per il requisito della forza lavoro (2.031, 27,8%), e meno del 20% ha dichiarato di essere in possesso di una proprietà intellettuale (1.366, 18,7%).

A cura della redazione de “IL SOLE 24 ORE”