Corporate finance e consulenza, il sistema bancario in aiuto delle Pmi

Le Pmi italiane danno segnali di miglioramento, in particolare quelle che hanno saputo innovare e aprirsi all’estero, anche promuovendo un ricambio generazionale della leadership. Il sistema bancario si dimostra un valido alleato, grazie a strumenti mirati che favoriscono lo sviluppo e l’espansione delle imprese.

Dopo i timidi segnali di inversione di tendenza visti nel 2014 e nel 2015, le dinamiche congiunturali, e di conseguenza quelle aziendali, stanno accelerando il passo. Le Pmi, stando ai dati Cerved, registrano buoni tassi di crescita in termini di valore aggiunto (+3,7%, con una dinamica ancora migliore per le piccole imprese, con un +4%), margini lordi (+5,3% per le piccole aziende e +2,9% per le medie), ritorno sul capitale (+8,6%, il massimo dal 2008) e fatturato.
A fare da traino è un mix di vari fattori, macroeconomici da un lato e di strategia aziendale dall’altro, visto che le performance migliori sono state quelle delle Pmi in grado di innovare, di aprirsi all’estero anche tramite investimenti diretti all’estero (Ide) e di introdurre idee nuove, anche promuovendo un ricambio generazionale della leadership.

Le aziende familiari, che secondo i dati dell’Associazione Italiana delle Aziende Familiari (AidAF) in Italia sono circa 784.000, l’85% del totale, sono agevolate da numerosi strumenti giuridici e gestionali (buona governance, Cda preferibilmente aperti, patti di famiglia e patti parasociali), ma anche e soprattutto dal sistema bancario, che offre sostegno tramite prodotti specifici di corporate finance (quali ad esempio le operazioni di fusione e acquisizione, le quotazioni, il private placement e le attività sul mercato obbligazionario, anche attraverso i minibond) e attraverso servizi di consulenza di supporto nello sviluppo e nell’espansione delle piccole e medie imprese.

Le banche giocano un ruolo cruciale anche sul fronte dei finanziamenti, dal momento che, indipendentemente dagli effetti delle altre azioni, continuano a essere per le Pmi il canale privilegiato di accesso al credito, cosa che secondo le previsioni non cambierà nel prossimo futuro.
Stando all’ultimo rapporto Ocse su imprenditoria e Pmi, il credito alle piccole e medie imprese è aumentato tra il 2013 e il 2015 (ultimo periodo di riferimento), ma i finanziamenti attraverso strumenti non bancari non è ancora abbastanza sviluppata da soddisfare le esigenze delle imprese e per garantire la resistenza alle mutevoli condizioni economiche.

Detto questo, come ha sottolineato la Banca d’Italia, un sistema finanziario articolato e strumenti di corporate finance adeguati possono beneficiare notevolmente le imprese con un più alto potenziale di sviluppo e di innovazione, che hanno accesso a fondi attraverso una serie di programmi, possono assumere e distribuire i rischi in modo efficiente e sono in grado di attrarre investitori e competenze in un’ottica di crescita.

Gli istituti finanziari sono dunque chiamati ad assistere e accompagnare le imprese, in particolare quelle più promettenti, verso una maggiore diversificazione e specializzazione delle fonti di finanziamento, adattando e consolidando il proprio ruolo.

In alternativa all’accesso diretto delle imprese al mercato dei capitali, la Commissione europea ha proposto di favorire lo sviluppo di un mercato delle cartolarizzazioni dei prestiti alle imprese, cosa che consentirebbe a investitori istituzionali di partecipare al finanziamento del settore privato lasciando alle banche la funzione di allocazione del credito.
Le linee di intervento comunitario riguardano l’elaborazione di criteri di trasparenza e semplicità, il trattamento prudenziale agevolato per gli investitori, la previsione di una garanzia pubblica e il miglioramento delle informazioni sui prestiti alle singole imprese.

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A cura della redazione de "Il Sole 24 Ore"