I Pir fanno il pieno, raccolti oltre 5 miliardi

I Pir, piani individuali di risparmio, hanno raccolto oltre 5 miliardi di euro da quando sono stati introdotti. Come funzionano e in quali settori possono intervenire questi nuovi strumenti di investimento. Il governo li guarda con attenzione, perché visti come un modo per finanziare le imprese con i risparmi delle famiglie.

I dati del secondo trimestre 2017 sulla raccolta del risparmio gestito evidenziano il successo dei Pir, i piani individuali di risparmio. Secondo Assogestioni, nel periodo aprile-giugno 2017 la raccolta netta dell’industria del risparmio gestito è salita a 29,1 miliardi di euro dai 27,86 miliardi dei primi tre mesi dell’anno, a un totale che sfiora i 57 miliardi da inizio 2017, e il patrimonio netto ha toccato il nuovo record di 2.012,7 miliardi, contro 1.985,5 miliardi a fine marzo.

Questa accelerazione è stata favorita dal successo dei Pir. Infatti, la raccolta netta dei fondi aperti Pir “compliant” nel secondo trimestre dell’anno ha segnato un balzo a 4,3 miliardi di euro, per un totale di 5,3 miliardi da inizio anno. E anche i dati del mese di luglio suggeriscono che l’effetto Pir sia ancora in corso: a luglio la raccolta è salita a quota 10,4 miliardi, in miglioramento rispetto agli 8,1 miliardi incassati a giugno.
Con questo ultimo dato il saldo da inizio anno si porta a 67,3 miliardi, un risultato che ha già superato il dato di raccolta incassato in tutto il 2016.

I Pir sono stati introdotti come forma di risparmio in grado di dare contemporaneamente un sostegno alle imprese. Il loro scopo è quello di canalizzare il risparmio delle famiglie verso investimenti produttivi di lungo termine. I risparmiatori, persone fisiche, che indirizzano le loro risorse verso strumenti finanziari di imprese industriali e commerciali italiane ed europee radicate nel territorio italiano beneficeranno dell’esenzione dalle imposte dei proventi derivanti da tali investimenti, rispettando l’obbligo di mantenere l’investimento per cinque anni.

Oltre ad avere un effetto sul risparmio gestito, si parla di un impatto positivo anche per Borsa Italiana, in particolare per le tante Pmi quotate che sono parte del tessuto imprenditoriale italiano, fatto proprio di piccole e medie imprese.

Dopo pochi mesi di vita di questi strumenti, all’Aim (il listino di Borsa Italiana dove sono quotate proprio le Pmi) gli scambi sono aumentati del 517%, con quotazioni salite di oltre il 20% e con società che hanno superato il 300% di performance. Nuovi investitori si sono affacciati a questo mercato e le performance positive hanno convinto molte più aziende a quotarsi: dalle 57 società quotate sull’Aim nel 2014, oggi il listino delle Pmi è passato a quasi 90.

Secondo quanto dichiarato al Sole 24 Ore da Alessandro Valeri, socio fondatore di Intermonte, “i Pir rappresentano un vero cambiamento strutturale. La nostra stima è che possano raccogliere 65-70 miliardi nei prossimi 5 anni e, dunque, riversare 20-25 miliardi su azioni e bond di piccole e medie imprese italiane”.

Intanto il governo osserva con attenzione la situazione. “Siamo soddisfatti dello strumento dei Pir che in otto-nove mesi dall'introduzione ha raccolto oltre 5 miliardi”, ha commentato Fabrizio Pagani, capo della Segreteria Tecnica del Ministero dell’Economia e delle Finanze, sottolineando che “questo strumento permette di finanziare con i risparmi delle famiglie italiane le nostre imprese e funziona, lo stiamo monitorando e faremo una valutazione seria. Poi vedremo”.

A cura della redazione de "Il Sole 24 Ore"

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