Il futuro del denaro. Dalla Cina all’Europa, ecco le nuove valute

La Cina ha appena concluso il più esteso test al mondo sperimentando una versione digitale dello yuan, la moneta nazionale. In Europa la BCE ha avviato una consultazione pubblica sulla valuta elettronica comunitaria. E anche in USA la FED punta a una versione virtuale del dollaro, tra non poche perplessità.

L’aumento dell’uso dei pagamenti digitali durante l’emergenza Covid-19 e il diffondersi delle criptovalute, in primis i bitcoin, hanno portato numerose banche centrali a interrogarsi sulla possibilità di creare una valuta digitale di stato, la cosiddetta Central Bank Digital Currency (CBDC). 

La banca centrale cinese, ad esempio, è già partita con un progetto pilota che sta riscuotendo grande successo. La BCE ha avviato una consultazione per capire come affiancare un euro digitale a quello fisico e anche la statunitense FED è pronta a debuttare, non prima però di aver sciolto alcuni nodi soprattutto nell’ambito della sicurezza. Ecco a che punto è lo sviluppo delle monete digitali di stato.

Criptovalute e moneta digitale

Ciò su cui stanno lavorando diverse banche centrali è, quindi, il lancio di una valuta digitale di stato, paragonabile quindi alla tradizionale banconota fisica, e dello stesso valore. Una sorta di criptovaluta, quindi, intesa come mezzo di scambio da utilizzare esclusivamente per via telematica. Ma con alcune fondamentali differenze. Prima di tutto, il fatto che la CBCD è regolamentata e centralizzata. Inoltre, non può essere anonima. Così, si vanno ad escludere alcune problematiche legate alle crypto currencies ora molto famose sul mercato, primo tra tutti il bitcoin, legate alla tracciabilità e alla sicurezza delle transazioni.

Come dovrebbe funzionare l’euro digitale

La Banca Centrale Europe ha da poco lanciato una consultazione pubblica online per chiedere ai cittadini di esporre la propria opinione per la creazione di una criptovaluta valida in tutta l’Unione. L’obiettivo finale è quello di rendere i pagamenti più facili e veloci, mettendo a disposizione di privati e imprese un wallet (portafoglio digitale) in cui custodire gli euro digitali, da utilizzare per i tradizionali pagamenti.
La nuova moneta elettronica non sarà creata con l’obiettivo di sostituire il contante ma di affiancarlo. Puntando, però, a una riduzione  nel tempo dell’uso del cash per fronteggiare problemi come l’evasione e il riciclaggio. Al momento l’adozione di questo strumento è solo al vaglio della BCE e non si avranno notizie certe sulla sua adozione fino al 2021.

Yuan e dollaro digitali

A primeggiare nell’uso della moneta digitale di stato è la Cina, che già da tempo registra un elevato utilizzo di sistemi di pagamento alternativi al contante. I primi test pilota sono stati avviati dalla Banca Centrale Cinese (PBoC) ad aprile 2020 coinvolgendo quattro grandi città: Shenzhen, Chengdu, Suzhou e Xiongan. E secondo quanto comunicato a inizio novembre, le sperimentazioni hanno portato all’elaborazione di oltre 4 milioni di transazioni, per un valore complessivo che supera i 2 miliardi di yuan (oltre 250 milioni di dollari).

L’adozione a livello nazionale, quindi, sembra ormai vicina tanto che anche grandi società tecnologiche si stanno attrezzando. Huawei, ad esempio, nel nuovo smartphone includerà un portafoglio digitale in grado di accettare questa nuova valuta per i pagamenti.

Per incentivare, durante la fase pilota, i cittadini a pagare utilizzando la moneta digitale, il governo cinese ha pensato a una particolare iniziativa: una lotteria, partita nella città di Shenzhen, che ha messo in palio per circa 50mila cittadini un totale di 10 milioni di yuan digitali (1,2 milioni di euro) da spendere per le spese quotidiane. I vincitori, che hanno ricevuto 200 yuan ciascuno (circa 25 euro), li possono utilizzare via app,  scansionando il QR Code mostrato dal commerciante per concludere il pagamento.

Anche la Federal Reserve Bank, negli Stati Uniti, sta pensando di sviluppare una versione virtuale del dollaro e per farlo ha scelto di collaborare con il Massachusetts Institute of Technology, una delle più autorevoli università di ricerca del mondo. In questo caso, però, la strada è ancora lunga. Le perplessità, infatti, sono molte e in primis collegate ai rischi alla sicurezza che uno strumento di questo tipo potrebbe generare, in considerazione del fatto che il dollaro americano è la valuta di riserva globale. 

A cura della redazione di OFNetwork

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