Il “green” è la chiave per il rilancio delle imprese post-pandemia

Secondo un recente studio di Capgemini, il 79% dei consumatori sta modificando le proprie preferenze di acquisto in base a criteri come la responsabilità sociale e la sostenibilità ambientale. E la pandemia ha accelerato la transizione. Ma le aziende sono pronte a soddisfare queste mutate esigenze?

Il rilancio delle imprese, nel post pandemia, potrebbe passare attraverso scelte produttive maggiormente orientate al “green” e alla salvaguardia delle risorse naturali. Secondo i dati di un recente studio realizzato dal Capgemini Research Institute e dedicato proprio a indagare gli impatti della sostenibilità sui modelli di consumo, il 79% degli intervistati ha affermato che sta modificando le proprie preferenze in base ai criteri di responsabilità sociale e tutela ambientale. Di questi, il 42% ha già cambiato le proprie abitudini di acquisto mentre il 37% è intenzionato a farlo nel prossimo futuro. In particolare, il 65% degli intervistati ha affermato di essere più predisposto a scegliere prodotti e imballaggi diversi dalla plastica. Mentre il 68% vuole aumentare l'uso di prodotti locali.

È la pandemia, soprattutto, ad avere accelerato questa transizione, aumentando la consapevolezza dei consumatori verso acquisti più sostenibili. Stando ai dati diffusi dall’istituto di ricerca, per esempio, l’emergenza sanitaria ha fatto emergere nuove priorità. Per questo, il 67% degli intervistati ha dichiarato che presterà maggiore attenzione alla scarsità delle risorse naturali, mentre il 65% prevede di essere più attento all’impatto dei propri consumi nella nuova normalità.

Le aziende sono pronte a una produzione “green”?

Una sfida, questa, che trova però le aziende per lo più impreparate. I brand e i retailer non riescono a cogliere questo mutamento nelle preferenze dei consumatori. Tanto che solo il 36% delle società, si legge ancora nel rapporto, ritiene che i clienti siano disposti a privilegiare acquisti sostenibili. E questo gap, tra le aziende e le aspettative dei consumatori, potrebbe costare loro circa il 6% del fatturato. Non solo: c’è anche un problema di mancanza di conoscenza. Molti clienti non sono consapevoli delle conseguenze ambientali o sociali di molti dei prodotti comuni di cui dispongono.

Come cambierà la produzione?

Nel prossimo futuro, dunque, per essere competitive le aziende dovranno adottare pratiche sostenibili, responsabilizzando i dipendenti e educando al tempo stesso i potenziali acquirenti.
Una delle vie intraprese verso la creazione di un ciclo produttivo a minor impatto ambientale è quella del “green packaging”: con confezioni realizzate in plastica biodegradabile, materie plastiche vegetali, carta e cartone riciclato, cartone ondulato e sacchetti in polietilene riciclato. Alcuni tra questi materiali sono riciclabili al 99,9% e possono essere personalizzati.

Intanto, i colossi da oltreoceano, oltre a molti importanti istituti finanziari, hanno annunciato l’intenzione di ridurre, o azzerare completamente, l’esposizione al carbone. E c’è anche chi sta lavorando per trasformare il ciclo produttivo così da eliminare le sostanze chimiche tossiche e nocive e introdurre processi che riducano le emissioni di CO2 nell’atmosfera, limitando al tempo stesso nelle sedi i consumi di acqua e di energia elettrica.

A cura della redazione di OFNetwork

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