Industria 4.0, la strada da seguire per il progresso economico e sociale

Con il varo da parte del governo del piano Industria 4.0 si è messo l’accento su scienza, tecnologia, ricerca e innovazione, che rappresentano la strada da seguire per fare di più e meglio. “Questo è senza dubbio il periodo più innovativo nella storia dell’umanità, un’era che sarà ricordata come il punto di svolta nello sviluppo di tecnologie che rendono possibile l’impossibile”, afferma Vivek Wadhwa citato nel rapporto “L’ecosistema per l’innovazione: quali strade per la crescita delle imprese e del Paese” della The European House Ambrosetti.

L’innovazione è da sempre una condizione essenziale del progresso economico e sociale. In particolare in questo periodo di forte accelerazione, cambiamento e discontinuità con il passato, l’innovazione permette di:

  • sostenere la qualità del nostro stile di vita
  • migliorare i processi organizzativi delle nostre imprese
  • introdurre nuovi prodotti sul mercato che migliorano la qualità delle nostre vite
  • rispondere in maniera adattiva al costante mutamento di modelli produttivi, assetti demografici, condizioni ambientali.

È quanto si sottolinea nel rapporto “L’ecosistema per l’innovazione: quali strade per la crescita delle imprese e del Paese” della The European House Ambrosetti. In questo contesto, per l’industria italiana, costituita soprattutto da Pmi, lo sviluppo di Industria 4.0 e il relativo piano del Governo possono essere la strada per recuperare competitività e per creare nuovi posti di lavoro grazie a elevate competenze, nuovi modelli di business e tecnologie innovative.

Le opportunità di sviluppo per le realtà aziendali che riusciranno a cogliere questa sfida sono enormi, ma richiedono un intervento a tutto tondo, con investimenti in capitale fisso e immateriale, soprattutto in ricerca, innovazione e formazione, nonché trasformazioni organizzative e una continua attenzione alle evoluzioni in corso.

In termini pratici, intanto, il piano Industria 4.0, lanciato a settembre 2016 dal ministero dello Sviluppo economico, sta già iniziando a dare i suoi frutti. Secondo i dati rilasciati a fine aprile 2017 da Ucimu – Confindustria, gli ordini di macchinari sul mercato interno nel primo trimestre 2017 sono saliti del 22,2% rispetto all’anno precedente e la validità dell’azione del Governo è riconosciuta anche a livello internazionale.
Una classifica stilata dall’Università di Mannheim, infatti, posiziona l’Italia seconda su 33 economie sviluppate in termini di misure fiscali favorevoli all’innovazione, con un incremento di 20 posizioni rispetto al ranking del 2016.

Il piano prevede in particolare gli incentivi fiscali del super ammortamento al 120% e dell’iper ammortamento al 140% per quelle imprese che decidono di affrontare il processo di digitalizzazione e robotizzazione. L’Italia, in questa fase, deve seguire come modello quei Paesi che per primi hanno capito l’importanza del circolo virtuoso innovazione-produttività-crescita, che sono proprio quelli che si sono posizionati meglio in termini di competitività di sistema di lungo periodo e che hanno mostrato maggiore resilienza alle crisi contingenti.

Come sottolinea il rapporto, quindi, l’obiettivo è creare nuove catene del valore che, a partire dalla Ricerca e Sviluppo, arrivino fino alla generazione di prodotti e servizi innovativi e allo sviluppo delle tecnologie abilitanti (key enabling technology) per la realizzazione delle successive generazioni di prodotti per far crescere la ricchezza, migliorare la sua distribuzione e scommettere sulla possibilità di nuovi posti di lavoro che possano durare nel tempo.

A cura della redazione de "Il Sole 24 Ore"