L’intelligenza artificiale è realtà. E funziona in grandi e piccole cose
Business e lavoro | 12 settembre 2019

L’intelligenza artificiale è realtà. E funziona in grandi e piccole cose

Non si applica solo ai problemi di impatto sociale, come per esempio per la cura di una malattia drammatica come l’Alzheimer. L’intelligenza artificiale, oggi, trova applicazione anche per risolvere e velocizzare i piccoli problemi quotidiani. Si usa per creare nuove ricette o per scovare (e bloccare) chi tenta di saltare la fila al bar. Ecco le ultime novità

L’intelligenza artificiale è sicuramente uno dei settori su cui, negli ultimi anni, si stanno concentrando la maggior parte degli investimenti. Le divisioni “Ricerca e Sviluppo” di tutte le principali aziende sul mercato, indipendentemente dal settore merceologico di appartenenza, infatti, stanno iniziando a sperimentare soluzioni sempre più evolute per migliorare il business e la produzione industriale. Ma non si tratta di fantascienza: molti servizi “intelligenti” sono già realtà.

Astro il cane-robot

Tra le ultime novità, per esempio, vi è Astro: un cucciolo-robot di 45 kg realizzato dal Machine Perception and Cognitive Robotics Laboratory (Mpcr) della Florida Atlantic University. Grazie all'intelligenza artificiale di cui è dotato, è capace di rispondere ai comandi, come un cane vero, e al tempo stesso impara dall'esperienza. Così, Astro (che ha le fattezze di un doberman) si siede, si alza e si sdraia su richiesta. Ma presto sarà in grado, assicurano dall’università, di rispondere ai gesti e a capire diverse lingue. Ma c’è di più: Astro distinguerà i volti umani e gli altri cani. Il suo utilizzo? Per il momento potrebbe essere impiegato dalle forze dell'ordine per collaborare nelle operazioni di salvataggio. Ma sarebbe anche una sorta di cane-guida grazie alle sue capacità di apprendimento che gli consentiranno di imparare a percepire suoni, attivare i radar in presenza di gas o esplosivi e, in futuro, eseguire screening diagnostici.

The Dock di Accenture

A Dublino, invece, si usa un algoritmo per abbinare gli ingredienti creando nuove ricette. L’esperimento è in corso presso il centro di innovazione The Dock, di Accenture. E prevede appunto la realizzazione di nuovi accostamenti di ingredienti e di sapori da parte di un sistema di intelligenza artificiale che opera in tempo reale. Per farlo vengono utilizzate dal super computer numerose informazioni: ricette, dati nutrizionali sui vari ingredienti e, naturalmente, le preferenze di gusto del cliente. Ma non può ancora mancare la componente umana: il software permette di trovare soluzioni creative in pochissimo tempo, bypassando il processo creativo umano. Ma non fornisce indicazioni sulle dosi.

DataSparQ

Si chiama A.I Bar la tecnologia sviluppata da DataSparQ in Gran Bretagna per bloccare “i furbetti della coda”. In pratica, è basata su un sistema di riconoscimento facciale che, grazie all’intelligenza artificiale, è in grado di riconoscere e identificare i clienti in fila al bar e bloccare quelli che tentano di fare i furbi saltando la coda. Già testato in un bar inglese, secondo l’azienda produttrice dovrebbe consentire ai clienti abituali di risparmiare 2 mesi della propria vita ottimizzando il tempo passato in coda alla cassa.

MIT

Tra le novità più rilevanti, negli Stati Uniti il Massachusetts Institute of Technology (MIT) sta lavorando per prevedere, grazie a un sistema di intelligenza artificiale, il declino cognitivo dei pazienti affetti dal morbo di Alzheimer nell'arco dei successivi due anni. Non solo: il software è anche in grado di calibrare al meglio le terapie necessarie al rallentamento della progressione della malattia, individuando anche autonomamente quali sono i pazienti che potrebbero rispondere meglio ai trattamenti attualmente disponibili.

A cura della redazione di OfNetwork