Library al Copernico Coworking di Milano
Business e lavoro | 28 ottobre 2016

Le nuove parole del lavoro e del business: coworking, crowdfunding, sharing

La rivoluzione è finalmente iniziata nel mondo del lavoro e le imprese si adeguano alle novità nel modo di lavorare, di trovare partner, di condividere esperienze e risorse. Cosa insegnano le nuove parole del business. E dove funzionano in Italia.

Giocare a golf, schiacciare un pisolino, badare al figlio piccolo in ufficio? Non è un sogno, ma una realtà che ha un nome, coworking. Il lavoro condiviso, alla base della cosiddetta sharing economy, è un business in crescita. Tanto che il Comune di Milano ha deciso di sostenerlo e di regolamentarlo già nel 2015, dal punto di vista sia dell’imprenditore, che intenda allestire uno spazio coworking sfruttando immobili magari inutilizzati da anni, sia del coworker, il lavoratore autonomo, che senza questa nuova dimensione sarebbe costretto a lavorare da casa.

Il coworking non vale solo per il lavoratore fai-da-te, ma anche per aziende, sempre più piccole e bisognose di massima elasticità. Il servizio, infatti, si paga a postazione e comprende dalla semplice scrivania con accesso a wi-fi, fax e telefono alla segretaria, fino a numerose utilità quali la mensa, il bar, la palestra e perfino il nido d’infanzia.
È il caso della sede per mamme di Roma, l’Alveare, nato dall’esigenza di potere lavorare e insieme badare ai propri bimbi piccoli. Ma da poco se n'è aperto anche uno simile a Bari, sempre per lavoratrici autonome quali giornaliste, commercialiste, avvocati eccetera che non vogliono rinunciare alla maternità.
Il coworking, fino a due anni fa, era ancora chiamato “ufficio virtuale” e i servizi erano pochi e molto cari. Ma dal 2015, l’offerta nazionale, almeno nelle città principali, è aumentata, colmando il gap con altri Pesi nel mondo che da anni sviluppano spazi condivisi, attivando anche aree di relax sui generis, come la golf area di Open a Johannesburg, Sud Africa, con numerose eccellenze e prezzi per tutte le tasche ed esigenze. Tra queste c’è il coworking Copernico 38 a Milano che, oltre agli uffici per aziende, anche molto piccole, e per lavoratori autonomi, offre sale per workshop, corsi, convegni, mostre d’arte e perfino una jacuzzi al centro del giardino, dove si lavora anche in comode casette di legno, tempo permettendo.
Ci sono poi iniziative che prevedono l’uso di ex-fabbriche in disuso, come a Verona, dove l’associazione degli ingegneri ha allestito in un ex-magazzino della Fiera un’ampia sede con aule, sale riunioni oltre a un anfiteatro. Tra le istituzioni più coinvolte ci sono gli Atenei, che con questa attività cercano di coinvolgere gli studenti nel mondo del lavoro, oggi in rapido cambiamento.
La sharing economy ha bisogno anche di strumenti che sostengano lo sviluppo del business. E il crowdfunding è sicuramente tra questi il più evoluto perché è la via innovativa per ricevere i fondi necessari per lanciare, sostenere o sviluppare un’attività.
Il crowdfunding italiano, forte di oltre 10 anni di attività e di oltre 57 milioni di fondi raccolti tra donazioni, equity, prestiti e ricompense, nel 2015 è stato regolamentato con l’iscrizione delle diverse piattaforme, che sono un’ottantina, in un elenco Consob. Obiettivo è la tutela di chi investe, presta o semplicemente dona alle attività richiedenti. Il guadagno delle piattaforme deriva per l’80 per cento dalle transazioni, mentre promozione e pubblicità, oltre a servizi aggiuntivi, sono ancora un aspetto marginale. Il 46% delle piattaforme riceve in media dai 4 ai 20 euro per partecipante. Le campagne di raccolta fondi sono per  la maggior parte di tipo culturale o sociale (71%), mentre è ancora bassa la richiesta per attività imprenditoriali (20%). In percentuale minore sono pubblicate campagne civiche, immobiliari e politiche.

Per chi desidera sostenere un progetto, basta scegliere una piattaforma, scorrere le campagne in corso e - dopo essersi registrati - fare la propria offerta.
Al contrario, se si vuole richiedere un aiuto economico necessario registrare la propria campagna e attendere una conferma o validazione. Una volta approvata, con importo e tempo massimo di attesa, bisogna ovviamente fare molta promozione, perché la “folla” (crowd) di possibili donatori/prestatori si allarghi il più possibile.

A cura della redazione di OfNetwork

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