Lo smart working potrebbe sostenere l’occupazione femminile e il Pil
Business e lavoro | 11 dicembre 2020

Lo smart working potrebbe sostenere l’occupazione femminile e il Pil

In Italia il lavoro “agile” potrebbe salire al 35% e favorire l’occupazione femminile. Lo rileva uno studio di Pwc.

Considerata la struttura del tessuto produttivo italiano, il 35% dei lavoratori del nostro Paese potrebbe usufruire stabilmente dello smart working.
Si tratta di una percentuale più elevata rispetto all'effettivo 26% di lavoratori in smart working durante il lockdown della primavera 2020 (dati BVA-Doxa) e al solo 2% registrato nel 2019, sulla base di una ricerca dell'Osservatorio del Politecnico di Milano.

Se tutti i lavoratori le cui mansioni lo permettono ricorressero allo smart working, l'Ufficio Studi PwC Italia ha stimato che il Pil italiano potrebbe crescere fino a un +1,2%.

Tale modalità di lavoro “da remoto”, in particolare, potrebbe aiutare molte donne a entrare o rimanere nel mercato del lavoro, considerando che la crisi pandemica del Covid-19 ha colpito con maggiore severità proprio le donne, allargando il già ampio divario occupazionale con gli uomini. Secondo il “Women in Work Index 2020” di PwC, se l'occupazione femminile raggiungesse il livello della Svezia (dove è occupato full-time il 60% delle donne in età lavorativa, contro il 32% dell'Italia), l'impatto positivo sul Pil del nostro Paese sarebbe pari a 659 miliardi di dollari.

A cura della redazione de Il Sole 24 Ore

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