Nel 2015 le Pmi italiane sono tornate a crescere
Business e lavoro | 21 novembre 2016

Nel 2015 le Pmi italiane sono tornate a crescere

Nell’ultimo rapporto del Cerved sulle piccole e medie imprese è emerso che nel nostro Paese i ricavi sono cresciuti a tassi tripli rispetto all’anno precedente e il numero di queste aziende è aumentato per la prima volta in cinque anni, salendo sopra quota 137mila.

Le Pmi italiane hanno rafforzato crescita e redditività, con miglioramenti che hanno riguardato anche i settori più colpiti dalla crisi come le costruzioni.

È quanto emerso dal rapporto Cerved Pmi 2016. Dopo cinque anni, inoltre, nel 2015 è aumentato il numero di piccole e medie imprese, tornato sopra quota 137mila (+500 società, pari a un incremento dello 0,4% rispetto al 2014).

I miglioramenti sono stati favoriti da una rinnovata fiducia, con il credito fornito alle Pmi dalle banche e dalle altre imprese di nuovo in crescita.
È proseguita anche la fase di deleveraging, con uno spostamento delle Pmi verso profili meno rischiosi. Nel dettaglio, nel 2015, circa 6mila imprese sono uscite dal mercato a seguito di procedure concorsuali o per liquidazione volontaria, -22% rispetto all’anno precedente; tale tendenza positiva è inoltre proseguita anche nella prima parte del 2016.
In particolare, per la prima volta dall’inizio della crisi, nel 2015 sono diminuite le Pmi fallite (-20%), con un calo proseguito anche nei primi sei mesi del 2016 (-15%).
I miglioramenti sono consistenti anche per quanto riguarda le procedure concorsuali non fallimentari e le liquidazioni volontarie, che con un -21% tornano al di sotto dei livelli pre-crisi.
Per quanto riguarda la redditività e gli investimenti, nel 2015, dopo i primi segnali di inversione rilevati nel 2014, si osserva un deciso miglioramento dei bilanci delle Pmi. I ricavi sono cresciuti a tassi tripli rispetto all’anno precedente (3% contro 1%), con effetti positivi sull’andamento del valore aggiunto, che è aumentato per le Pmi a valori vicini al 4%.
In crescita anche i margini lordi, a tassi di circa il 4%, con una dinamica più favorevole per le piccole imprese rispetto alle medie.

Il settore industriale, che aveva guidato l’inversione di tendenza nel 2014, continua nel trend di ripresa e viene agganciato da quello dei servizi, con una crescita dei ricavi intorno al 4% e un aumento del Mol di qualche decimale più alto.

Per la prima volta dopo la lunga crisi economica, anche il settore delle costruzioni mostra segnali di miglioramento, con un ritorno alla crescita di ricavi (+1,8%) e, in misura maggiore, della redditività lorda (+4,4%). L’aumento della redditività e il successo degli incentivi fiscali hanno spinto anche gli investimenti che, dopo aver toccato il fondo nel 2013, sono aumentati in rapporto alle immobilizzazioni materiali al 6,7% (5,4% nel 2013 e 5,6% nel 2014).

Sul fronte del credito, grazie alla politica monetaria espansiva, si riduce il costo del debito per le Pmi di 40 bp, dal 4,6% al 4,2% e termina la contrazione dei debiti, che aumentano leggermente su base annua (+0,3%).

Il clima di rinnovata fiducia ha consentito un aumento, a ritmi anche più sostenuti, dei debiti commerciali (+1,7%) e scadenze in fattura meno rigide per queste imprese.
È proseguito a ritmo sostenuto il rafforzamento del capitale proprio (+5%), confermando un trend di crescita che si è mantenuto costante dal 2008, con l’effetto di un’ulteriore riduzione del rapporto tra debiti finanziari e capitale netto.

Nel 2015 più della metà delle Pmi italiane ha un profilo di rischio “solvibile” (51,5% nel 2015 contro 48,3% nel 2014) e solo il 16,6% ha un profilo rischioso (era il 17,7% nel 2014). Inoltre, a giugno 2016, le piccole e medie imprese risultano più rapide a pagare i fornitori, con ritardi (11,5 giorni, - 2 giorni sull’anno precedente) e tempi di pagamento (72,2 giorni, -1,4 giorni) ai minimi dal 2012.

Per quanto riguarda il futuro, secondo lo scenario macroeconomico elaborato da Cerved, il Pil italiano si attesterà allo 0,8% nel 2016, per poi accelerare lievemente nel biennio successivo (+1,1% nel 2018), a ritmi comunque ben al di sotto del potenziale di crescita.
In base a questo scenario, si prevede una graduale accelerazione del fatturato e del valore aggiunto delle Pmi che cresceranno, alla fine del periodo di previsione, a tassi rispettivamente del 4,2% e del 5,1%.

A cura della redazione de "Il Sole 24 Ore"