Pmi, da fulcro dell’imprenditoria italiana a motore della crescita

In Italia sono oltre 136.000 le Pmi, che diventano 4,4 milioni se si aggiungono le micro imprese. Sono il cuore del tessuto imprenditoriale e, grazie all’accelerata attesa nel 2017, potranno dare sostegno all’economia e all’occupazione. Ma devono risolvere il problema del ricambio generazionale.

In un contesto di crescita economica e industriale che fatica a trovare slancio (il Pil è cresciuto dello 0,2% nel primo trimestre rispetto ai tre mesi precedenti e dello 0,8% dallo stesso periodo dell’anno scorso, mentre la produttività aumenta a passo lento, nonostante interventi come Industria 4.0), le piccole e medie imprese, che rappresentano un’ampia fetta del totale, continuano a essere il motore del tessuto imprenditoriale italiano. Tra i Paesi europei, l’Italia è quello con il più alto numero di micro, piccole e medie imprese (Mpmi): sono in totale circa 4,4 milioni e rappresentano la quasi totalità, ovvero tra il 99,4% e il 99,9%, del sistema produttivo italiano.

Più nel dettaglio, stando al più recente Rapporto Cerved (2016), in Italia si contano 136.114 piccole e medie imprese, di cui 112.378 rientrano nella definizione di piccola azienda (meno di 50 dipendenti e fatturato o attivo inferiore a 10 milioni di euro) e 23.736 in quella di media impresa (meno di 250 dipendenti e fatturato inferiore a 50 milioni o attivo sotto i 43 milioni). A queste si aggiungono oltre 4,3 milioni di micro imprese, ovvero aziende con meno di dieci dipendenti e fatturato o attivo al di sotto dei 2 milioni. Secondo i dati di Unioncamere, che considera le imprese di ogni dimensione, tra gennaio e marzo 2017 sono state aperte poco meno di 116.000 nuove aziende, mentre le chiusure sono state circa 131.300, con un saldo negativo di circa 15.600 aziende rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso e in controtendenza rispetto a un triennio in cui il bilancio trimestrale, pur mantenendosi in campo negativo, aveva mostrato segnali di progressivo recupero.

Dai numeri del ministero dello Sviluppo economico, emerge che le startup, in particolare quelle innovative, rappresentano una piccola parte delle Pmi (erano 6.880 a fine marzo, il 2% in più rispetto a dicembre). E molto poche sono anche le aziende che, pur essendo ancora controllate dai fondatori o da una seconda o terza generazione di imprenditori, provvedono a un ricambio al vertice: stando all’ultimo Osservatorio AUB (AIdAF‐Unicredit‐Bocconi), solo il 2% delle aziende decide ogni anno di operare un ricambio generazionale della leadership, ma il 25% del totale ha un amministratore delegato o presidente esecutivo ultrasettantenni e, dunque, necessiterebbe di un avvicendamento.

Le Pmi, escludendo quindi le micro imprese, danno lavoro a circa 3,8 milioni di persone, di cui oltre 2 milioni in quelle piccole. Come si legge nel Rapporto Cerved, hanno complessivamente generato ricavi per 852 miliardi di euro, un valore aggiunto di 196 miliardi di euro (pari al 12% del Pil) e hanno contratto debiti finanziari per 240 miliardi di euro. Rispetto al complesso delle società non finanziarie, pesano per il 37% in termini di fatturato, per il 41% in termini di valore aggiunto e per il 29% in termini di debiti finanziari. Sul fronte dei ricavi, è atteso un 2017 in accelerata: in particolare, secondo il rapporto Industry Forecast 2015-2017, mezzi di trasporto, elettromeccanica, sistema casa e logistica saranno i settori che miglioreranno di più, con incrementi previsti del giro d’affari rispettivamente del 4,5%, del 2,5%, del 2,4% e del 2,1%, un passo più rapido rispetto alla media nazionale dell’intero sistema produttivo, per il quale è atteso un progresso dell’1,6%.

Per quanto riguarda la distribuzione geografica sul territorio nazionale, a farla da padrona sono le regioni del centro-nord, come emerge dal Rapporto Pmi Centro-Nord 2017 stilato da Cerved e Confindustria. Sulle circa 136.000 Pmi di capitali presenti in Italia (escluse quindi le micro imprese), poco più di 111.000 (82% del totale nazionale) operano nelle regioni del centro-nord, mentre la parte restante (il 18% circa) si trova nel sud del Paese. In particolare, le regioni del nord-ovest si confermano l’area di maggiore concentrazione, con oltre 47.000 piccole e medie imprese (seguono il nord-est con circa 36.000 e il centro con 28.000).
Nella sola Lombardia ha sede un quarto di tutte le Pmi di capitali italiane, seguita dal Veneto, dall’Emilia Romagna e dal Lazio.

Leggi anche:

A cura della redazione de "Il Sole 24 Ore"