Quali prospettive per i mercati globali

Una panoramica sulle condizioni politiche ed economiche dei principali attori internazionali, con i possibili riflessi sull’andamento dei mercati finanziari. Senza dimenticare gli emergenti.

L'economia mondiale continua a recuperare terreno anche se la crescita in molti Paesi avanzati resta modesta. Nonostante i segnali di ripresa arrivino da più fronti, pesano le tensioni geopolitiche internazionali e le incertezze legate alle politiche del presidente degli Stati Uniti, Donald Trump. Come riportato nel World Economic Outlook, il rapporto sull'economia mondiale pubblicato dal Fondo monetario internazionale, il panorama economico globale "ha iniziato a cambiare in positivo" nella seconda metà dello scorso anno e nel 2017 ci si aspetta "un qualche aumento della crescita per una serie di importanti economie". L'incognita Trump, comunque, non va sottovalutata. Se gli stimoli promessi dovessero essere migliori delle attese, la crescita globale potrebbe conoscere una accelerazione, mentre se veramente dovessero andare in porto i progetti protezionistici sul fronte commerciale potrebbero esserci ricadute negative, anche su alcune economie emergenti, specie quelle che hanno un Pil che dipende molto dalle esportazioni negli Usa o dalle rimesse dagli stessi. In attesa di vedere gli effetti dell'amministrazione Trump sull'economia a stelle strisce, nell'ultimo trimestre 2016 questa è cresciuta più delle attese, facendo segnare un +2,1%, contro l'1,9% della stima preliminare e di quella intermedia. Nello stesso periodo, i profitti aziendali al netto delle tasse, esclusa la valutazione delle scorte e gli ammortamenti sul capitale, sono saliti del 3,7% in confronto al trimestre precedente a un tasso annuale di 1.741 miliardi di dollari. Nel frattempo, la Federal Reserve, la banca centrale Usa, ha confermato le previsioni di crescita per il 2017: il Pil dovrebbe salire del 2,1% e mantenersi sullo stesso livello anche nel 2018 (0,1 punti in più di quanto stimato in precedenza). Si tratta tuttavia di livelli lontani da quelli dell'amministrazione Trump. L'Italia, secondo il Def, documento di economia e finanza, dovrebbe invece segnare un +1,1% nel 2017 e +1% nei due anni successivi, restando sotto la media europea (+1,5% per il 2017 e +1,8% per il 2018).
Anche secondo l'Ocse la crescita italiana resterà modesta rispetto a quella delle altri principali economie mondiali.
Secondo l'organizzazione, il Pil tedesco dovrebbe confermare anche quest'anno il +1,8% del 2016 per poi segnare un +1,7% nel 2018.
Per la Francia si prospetta, dopo il +1,1% del 2016, un +1,4% quest'anno, crescita pari a quella del 2018.
Per il Regno Unito, invece, l'attesa è di un Pil in salita dell'1,6% nel 2017 (dopo il +1,8% nel 2016), per poi registrare una frenata al +1% del 2018.
Il Giappone, cresciuto dell'1,2% nel 2016, dovrebbe vedere sempre un +1,2% nell'anno in corso e un +0,8% il prossimo.
Diversi i ritmi di crescita stimati per Cina (+6,5% nel 2017 e +6,3% del 2018) e India (+7,3% e +7,7%).
Più critica la situazione del Brasile che nel 2016 ha vissuto il terzo anno di recessione consecutivo. Nel 2017 il Paese dovrebbe tornare a crescere ma, mentre la Banca centrale brasiliana stima una ripresa del Pil dello 0,8%, la Banca mondiale è più cauta e si aspetta un più modesto 0,5%. Sul quadro russo pesano le incertezze legate all'andamento del prezzo del petrolio e alle sanzioni internazionali. Il cambio di inquilino alla Casa Bianca aveva fatto immaginare un nuovo corso delle relazioni tra i due Paesi, con Trump dato come più vicino a Vladimir Putin rispetto al suo predecessore. L'escalation degli eventi in Siria però ha cambiato la situazione e ora da parte Usa descrivono i rapporti a un livello minimo. In questo contesto internazionale, va rilevato che dal 2012 a oggi i mercati emergenti hanno visto deflussi per 100 miliardi di dollari. Ora questo trend sembra essere arrivato a una inversione di tendenza. Inoltre, mentre in questi primi mesi di presidenza Trump i mercati dei Paesi più avanzati sono saliti molto, arrivando in molti casi ad aggiornare i propri massimi storici, quelli dei Paesi emergenti sono sotto del 20% dai massimi. Serviranno, comunque, altre indicazioni macroeconomiche e soprattutto capire quali riforme riuscirà a portare avanti il nuovo presidente degli Stati Uniti per avere un quadro più completo sull'andamento dell'economia globale e se finalmente la crisi potrà essere considerata un capitolo chiuso, senza perdere d'occhio le politiche monetarie di Fed e Banca centrale europea. Al momento le due istituzioni sembrano aver imboccato due strade diverse: la prima con un graduale rialzo dei tassi di interesse e la seconda che al momento mantiene una politica accomodante, ma che potrebbe iniziare a rivedere i livelli del quantitative easing entro la fine dell'anno.

A cura della redazione de "Il Sole 24 Ore"