Sei una small business? Ecco come si calcola (da oggi) il tuo merito creditizio

E’ già stato ufficialmente approvato, ma non entrerà in vigore prima del prossimo autunno. E’ il nuovo metodo che calcola il rating per le piccole e medie imprese che richiedono l’accesso al fondo di garanzia per le Pmi. E ha il grande pregio, dicono gli osservatori, di “allentare” i sistemi di selezione, offrendo l'accessibilità a un numero potenzialmente maggiore di aziende. Queste sono le novità, punto per punto. E chi ne beneficerà.

È stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale da oltre un anno ma sarà operativo solo da dopo l’estate. Si tratta del nuovo metodo per il calcolo del rating delle piccole e medie imprese che hanno la necessità di accedere al Fondo di garanzia per le Pmi, il principale strumento per favorire, attraverso la concessione di una garanzia pubblica, l’accesso al credito bancario alle imprese di piccole dimensioni e ai professionisti.

Cosa cambierà

Il Fondo per le Pmi che esiste dal 2000, infatti, è stato rivisto nelle sue modalità di applicazione a seguito di una riforma del Ministero dello Sviluppo economico. E se in una fase iniziale il nuovo modello, è stato utilizzato unicamente per le operazioni legate alla cosiddetta “Nuova Sabatini”, dal 2018 sarà accessibile a tutte le Pmi.

La principale novità riguarda proprio il restyling delle modalità di valutazione delle imprese ai fini dell'accesso al Fondo. Il nuovo modello di rating, studiato per essere più simile a quello già adottato dagli istituti di credito, infatti, punta a superare l’attuale sistema di credit scoring che oggi esclude circa il 30% delle Pmi.

Le 5 classi

Per valutare le aziende che hanno diritto ad accedere alla garanzia pubblica sono state introdotte per la prima volta 5 differenti classi di merito. Tutte le aziende con almeno due bilanci depositati si vedranno attribuire una classe di valutazione ben determinata, variabile a seconda della probabilità di inadempimento.

  1. Sicurezza

    la prima classe include le aziende con profilo economico solido e una buona capacità di far fronte agli impegni presi. Da una simulazione effettuata sui dati di 272mila Pmi, le aziende italiane che rientrano in questa classe di rischio non dovrebbero essere più del 3,22% del totale.
  2. Solvibilità

    in questa categoria rientrano circa il 20,59% delle piccole e medie imprese made in Italy, tutte caratterizzate da un’adeguata capacità di far fronte agli impegni finanziari e da un rischio di credito contenuto.
  3. Vulnerabilità

    è la categoria che raggruppa il maggior numero di società che, secondo la simulazione dovrebbe essere circa il 44% del totale. Include tutte quelle aziende con un rischio di credito che può essere considerato accettabile.
  4. Pericolosità

    il 24% circa delle aziende italiane rientra in questa classe. Hanno un rischio di credito significativo e si notano elementi di fragilità. 
  5. Rischiosità

    rientrano in questa categoria le aziende caratterizzate da un rischio di credito elevato o già in stato di default. E’ l’unica classe che, di fatto, esclude l’azienda dai finanziamenti e dovrebbe rappresentare circa l’8% delle aziende italiane.

A conti fatti, dunque, la riforma dovrebbe allargare l'accessibilità al fondo al 92% delle piccole e medie imprese italiane (dal 70% attuale). Eliminando anche quei meccanismi che, fino a oggi, penalizzavano le imprese di costruzione. Da quando la riforma entrerà in vigore, infatti, anche le Pmi dell'edilizia potranno avere pieno accesso alla garanzia.


Favoriti gli investimenti

La seconda importante novità è relativa alla copertura della garanzia che sarà elevata, premiando soprattutto le aziende che scommettono sugli investimenti, assicurando loro la percentuale massima di copertura.
Oggi, infatti, il Fondo copre da un minimo del 60% e fino a un massimo dell’80% dei finanziamenti richiesti. Ma stando a quanto contenuto nella riforma, la copertura all’80% sarà destinata unicamente a chi rispetta determinati requisiti. Significa quindi che potranno accedere alla copertura dell’80% solo le aziende che fanno investimenti, le startup, le Pmi innovative, le nuove imprese e il microcredito. Nel caso di finanziamenti per sola liquidità, invece, l’80% scatterà solo per le operazioni oltre i 36 mesi.


A cura della redazione di OfNetwork