Smartworking: cosa serve per lavorare in modo agile e proficuo

Cosa nasconde il nuovo lavoro agile: fa crescere davvero la produttività conciliando i tempi di vita e di lavoro? Quali sono gli strumenti tecnologici indispensabili per metterlo in pratica con successo. E quali gli ostacoli da superare.

Computer e smartphone, ma anche piattaforme di comunicazione, quali Skype, Hangout, WebEx, un servizio di Cloud per la condivisione e la gestione dei documenti: tutto questo sta alla base della modalità di lavoro detta “smart”.

L’essere “intelligente” presuppone la capacità di restare aggiornati con programmi e app che facilitino l’attività da qualsiasi luogo si voglia (o si possa). E se è ormai consuetudine vedere persone che lavorano in treno e al bar, nelle business lounge di aeroporti o nelle hall degli hotel oppure nei nuovi edifici adattati al co-working, che sempre più di frequente aprono e si espandono, è anche vero che non è detto che quest’attività sia più semplice di un tempo.

Il “lavoro agile”, come è stato definito, presuppone che le persone siano in grado di usarne gli strumenti e di superare eventualmente alcuni ostacoli che questa nuova modalità di vita lavorativa nasconde.

Il primo sta nella gestione del tempo. Se ormai sembra superato il consueto orario 9-17 dell’ufficio tradizionale, è importante che tra il lavoratore e il suo datore si chiariscano i tempi e le modalità di svolgimento. In caso contrario può accadere che si utilizzi lo smart working in modo improprio.
Da qui la necessità di nuovi strumenti software che organizzino non tanto il lavoro orario, ma diversi progetti su tempi anche medio-lunghi. Questi strumenti di “project management” hanno una caratteristica comune: sono piattaforme web che mettono in comunicazione le persone di una stessa organizzazione in modo sicuro e permettono di usare i documenti in modalità remota (cloud) e di condividerli (sharing).

Secondo ostacolo: è indispensabile che chi gestisce e coordina le diverse attività, il team leader, aggiunga alle sue competenze anche la capacità relazionale, in grado di fidelizzare e gratificare il personale, mitigandone lo stress e coinvolgendolo anche aldilà dell’orario di lavoro. In questo caso sono considerati molto validi i social network anche proprietari, gestiti cioè dalla stessa compagnia oppure supportati dai social più noti come Faceboook e Linkedin. Con un social è possibile, infatti, capire più rapidamente quali sono eventuali problematiche legate a fattori personali di stress o di insoddisfazione. E nello stesso tempo organizzare eventi extra lavoro che possano creare un sentimento di fiducia e di sicurezza.

La carriera è il terzo ostacolo. Questo è uno dei temi chiave, tra l’altro, del disegno di legge attualmente in discussione al Senato.
Chi lavora da casa o in mobilità deve vedere rispettati i percorsi di carriera come chi è ancora sempre in ufficio. Anche qui vengono in soccorso alcune novità tecnologiche. Ci sono diverse app, infatti, in grado di segnalare quando il dipendente è collegato oppure sta telefonando o altro. In questo caso serve però una tutela della privacy.

Contrattualistica e trattamento economico sono, infine, i due ostacoli maggiori: il primo perché deve tener conto di tutte le numerose novità, sia per gestire l’attività sia per definirne gli ambiti, anche fisici. Il secondo perché lavorare a distanza può forse costare meno al lavoratore, perché si risparmiano ad esempio le spese e le ore di viaggio, ma può costare anche di più se si pensa alla necessità, soprattutto se si è a casa, di allestire un locale adatto.

A cura della redazione di OfNetwork

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