Svolta digitale per 20% delle micro imprese italiane

Durante le misure di isolamento imposte per far fronte all’emergenza coronavirus, una micro impresa italiana su 5, a fronte della chiusura della propria attività, ha cercato canali di distribuzione alternativa.

L 'emergenza sanitaria dovuta al Covid-19 e il conseguente lockdown hanno portato le micro imprese, le cosiddette “saracinesche”, a cercare canali digitali alternativi per garantire la continuità e la sopravvivenza dell'attività economica, in totale sicurezza.

La ricerca di canali alternativi è avvenuta nonostante il basso livello di digitalizzazione delle micro imprese in Italia attive nei settori di commercio al dettaglio, ristorazione e studi professionali. Per queste micro imprese il primo passo per la digitalizzazione è rappresentato dall'apertura di un sito web: tuttavia, solo il 41% riesce a utilizzare un sito “vetrina” in maniera funzionale e a renderlo rilevabile tramite i motori di ricerca. Di queste, solo il 27% riesce ad attrarre volumi di traffico rilevanti sul proprio sito web, registrando più di 500 visite al mese. Queste stesse aziende hanno mostrato però capacità di reazione e una buona attività di sviluppo e creazione di servizi digitali per far fronte alla crisi dovuta all'emergenza sanitaria per rimanere in contatto con i propri clienti o conquistarne di nuovi: durante il lockdown un quinto delle “saracinesche” - con una presenza web rilevabile - ha attivato servizi di vendita online (digital sales) e/o servizi di delivery.

È quanto emerge da “Trasformazione digitale durante il lockdown: le micro imprese italiane”, un'analisi condotta da GoDaddy su un campione di micro imprese. Le più reattive sono state le micro imprese della ristorazione: per promuovere prodotti e raccogliere gli ordini il 23% si è organizzata con WhatsApp, il 14% con un canale di eCommerce, il 9% tramite Social Media. A livello geografico, le micro imprese più impegnate nella "corsa alla digitalizzazione" sono state quelle del Centro (21%), seguite dal Sud (16%) e infine dal Nord (11%). Tuttavia, sottolinea GoDaddy, le aziende di Centro e Nord del Paese presentavano già pre-Covid una maggiore presenza di servizi di vendita digitali, rispettivamente il 35% e 31%, contro il 21% del Sud.

 
A cura della redazione de Il Sole 24 Ore

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