Wef, dalle supply chain opportunità per tagliare le emissioni

La “decarbonizzazione” delle catene di approvvigionamento offre alle aziende l’opportunità di moltiplicare il loro impatto nella lotta climatica, con impatti minimi sui costi per gli utenti finali.

Dalle “supply chain”, le catene di approvvigionamento, può arrivare un importante contributo alla riduzione delle emissioni, senza incidere troppo sui costi per gli utenti finali.
Il World Economic Forum ha stilato un rapporto nel quale ha analizzato le principali fonti di emissioni lungo otto tra le principali catene di fornitura – alimentare, costruzioni, moda, beni di largo consumo, elettronica, automotive, servizi professionali e trasporto di merci – dando poi suggerimenti su come affrontare il problema.

Queste otto supply chain rappresentano oltre il 50% delle emissioni globali di gas a effetto serra e il 40% di quelle che producono potrebbero essere tagliate attraverso l’uso di tecnologie già disponibili e con costi ridotti (meno di 10 euro per tonnellata di Co2 equivalente) come la circolarità e le energie rinnovabili.

Secondo il Wef, inoltre, in caso di totale di azzeramento delle emissioni della catena, per gli utenti finali ci sarebbe un aumento dei costi solo dell’1% - 4% nel medio termine. Considerando che le emissioni create nelle supply chain da molte industrie rivolte direttamente al consumo possono essere di molto superiori a quelle degli stessi stabilimenti di produzione e il loro contributo alla riduzione dell’inquinamento potrebbe essere particolarmente importante.
Queste aziende possono utilizzare il loro potere d’acquisto per spingere i fornitori a “decarbonizzare” e possono anche contribuire a finanziare la transizione co-investendo con i produttori di materie prime che fanno fatica a finanziarla da soli.

A cura della redazione de “Il Sole 24 ore”

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