Elit January 20, 2021

Cina: 2021 e oltre

a cura di Team CIO & Consulenza Avanzata di Deutsche Bank

La ripresa economica cinese è iniziata già dalla seconda metà del 2020, interessando prima il settore manifatturiero, poi quello dei servizi grazie soprattutto all’allentamento delle misure di lockdown.

Durante il dilagare della pandemia le aziende cinesi sono state in grado di rispondere prontamente agli ordini provenienti dall’estero, incrementando così il volume delle esportazioni, battendo le aspettative del mercato. Crediamo che la sostenuta ripresa economica continuerà a essere tale anche quest’anno: il nostro target di crescita del PIL è dell’8,2% nel 2021, dopo un incremento del 2,3% nel 2020, periodo durante il quale l’economia cinese è stata l’unica a registrare un andamento positivo; infatti, il suo peso nell’economia mondiale è arrivato al 17,7% (+1,3% rispetto all’anno precedente).

Ci aspettiamo che il livello dei consumi torni a crescere tra qualche mese, grazie soprattutto alla diffusione dei vaccini su un’elevata percentuale della popolazione cinese.
I mesi di lockdown hanno portato le famiglie cinesi a incrementare i propri risparmi: la riapertura dell’economia e l’allentamento delle misure di distanziamento sociale dovrebbero portare i consumatori a utilizzare parte dei risparmi accumulati nei mesi passati. Per questo crediamo che ci possa essere un miglioramento del mercato del lavoro e una crescita dei salari.

Nel caso in cui la situazione economica cinese dovesse migliorare più del previsto nel 2021, potremmo assistere a una riduzione degli stimoli fiscali e monetari da parte delle autorità cinesi per evitare un surriscaldamento dell’economia. Dal punto di vista fiscale, il deficit potrebbe ridursi (rispetto al 2020), come anche gli investimenti in infrastrutture (proprio a causa di una riduzione delle misure espansive). In ogni caso, crediamo che qualsiasi tipo di riduzione di aiuti economici sarà contenuta, visto il protrarsi della pandemia di Covid-19.

Nel novembre del 2020 il Governo Cinese ha presentato la bozza del 14° Piano Quinquennale e la propria visione del 2035. Rispetto alle edizioni precedenti non sono stati identificati dei target di crescita precisi, ma solo un obiettivo: portare la Cina a essere un Paese mediamente sviluppato entro 15 anni, considerato che l’attuale punto di partenza è un PIL pro capite di circa 10.000 USD (dati a fine 2020).

Lo sviluppo di un forte mercato interno, lo sviluppo dell’industria e il raggiungimento dell'autosufficienza tecnologica dovrebbero essere in cima alla lista delle priorità del nuovo Piano. Grazie al supporto del governo centrale e al minore impatto della guerra dei dazi con gli Stati Uniti, i territori centrali e occidentali della Cina hanno mostrato una crescita superiore rispetto alle zone costiere: crediamo che il trend continuerà nei prossimi anni, e che i settori più interessati saranno quelli legati al 5G, all’intelligenza artificiale, all’energia sostenibile e alla sanità, settori inclusi nella lista di temi d’investimento di lungo periodo del nostro Chief Investment Office.

Uno degli obiettivi principali del governo cinese è quello di stringere forti legami commerciali con i Paesi della Belt and Road Initiative e, in particolare, con i Paesi dell’Eurasia. Lo scorso novembre, i membri dell’ASEAN-10 (1), la Cina, il Giappone, la Corea del Sud, l’Australia e la Nuova Zelanda hanno firmato un accordo di libero scambio (RCEP). Questo accordo potrebbe portare alla creazione della più grande area di libero scambio merci del mondo: i Paesi membri hanno deciso di rimuovere le tariffe dal 90% dei prodotti scambiati. Tra i membri si contano sia Paesi sviluppati che Paesi in via di sviluppo, i quali potranno trarre vantaggio non solo dalla riduzione dei dazi, ma anche dalla promozione degli investimenti

Infine, per quanto riguarda le relazioni con gli Stati Uniti, nel 2021 ci aspettiamo contatti più frequenti, anche se l’amministrazione Biden dovrebbe mantenere un approccio simile a quello inaugurato dal Presidente Trump.


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