db Magazine October 20, 2026

Sicurezza informatica, 2,5 miliardi di dati esposti sul dark web nel primo semestre 2026

Il dato emerge dall’Osservatorio Cyber di Crif, che analizza la vulnerabilità di persone e aziende agli attacchi informatici e i principali trend relativi ai dati scambiati negli ambienti open web e dark web.

Un hacker del darkweb

Sono stati 2,5 miliardi i dati univoci esposti sul dark web nei primi sei mesi del 2026. Questi dati sono una risorsa preziosa che i cybercriminali possono sfruttare per costruire profili dettagliati e rendere più efficaci truffe, tentativi di phishing e furti di identità.

Il dato emerge dall’Osservatorio Cyber di Crif, che analizza la vulnerabilità di persone e aziende agli attacchi informatici e i principali trend relativi ai dati scambiati negli ambienti open web e dark web.

In particolare, risulta che phishing, smishing, vishing e spear phishing hanno continuato a rappresentare minacce significative anche nella prima parte dell’anno.
A queste si aggiungono gli attacchi dei cybercriminali basati sull’intelligenza artificiale, che utilizzano deepfake audio e video sempre più realistici e, a livello aziendale, e-mail impeccabili e difficili da distinguere da comunicazioni autentiche.

È proseguita, inoltre, la diffusione degli stealer-as-a-service, malware capaci di acquisire un’elevata quantità di dati e informazioni contestuali dai dispositivi infettati.

In questo quadro, secondo l’Osservatorio, l’Italia è al quarto posto in Europa (sesto posto nella classifica globale) per quanto riguarda il numero di indirizzi e-mail compromessi e messi in circolazione sul dark web. Inoltre, il nostro Paese si colloca al sesto posto in Europa (e al 22esimo nella classifica globale) per numero di dati relativi a carte di credito in circolazione, un indicatore significativo di vulnerabilità.

Infine, siamo al 16esimo posto a livello europeo (e al 51esimo nella classifica globale) per rilevamento di numeri di telefono, che rappresentano un elemento chiave in molte truffe online, come lo smishing.

Andando nel dettaglio, nella prima parte del 2026, la classifica dei dati personali più vulnerabili conferma la centralità delle credenziali digitali, bersaglio privilegiato degli attacchi informatici.
In particolare, le tipologie di dati più diffuse e vulnerabili sul dark web sono, nell’ordine: password, e-mail, nomi utente, numeri di telefono, nomi e cognomi.

Analizzando le principali combinazioni di dati esposti si osserva che, la combinazione del numero della carta di credito con le informazioni di sicurezza e la data di scadenza viene riscontrata nel 99,8% dei casi ed è in forte crescita.

Particolarmente rilevanti sono le combinazioni legate alla password, che compare assieme alla mail nel 95,9% dei casi, mentre nel 96% dei casi è associata allo username.
Questi dati confermano come il furto dell’account continui a essere un obiettivo primario per gli hacker, sottolineando la necessità di adottare corrette pratiche di gestione delle proprie password.

Un altro dato appetibile per i cybercriminali risulta essere il numero di telefono, associato alla password nel 61,7% dei casi, e al nome e cognome nel 18,8% dei casi.

A cura de Il Sole 24 Ore