L'accordo temporaneo per il cessate il fuoco porta un sollievo parziale
Il cessate il fuoco rappresenta un passo significativo verso una possibile soluzione duratura della crisi, riducendo nell’immediato i rischi più estremi. È però prematuro parlare di una vera risoluzione.
Key takeaways
Che cosa è successo?
In un colpo di scena dell’ultima ora, a poche ore dalla scadenza dell’ennesimo ultimatum fissato dal presidente statunitense Donald Trump, Stati Uniti e Iran hanno concordato un cessate il fuoco di due settimane, con l’obiettivo di avviare negoziati verso un accordo di pace duraturo. Anche Israele ha aderito alla tregua, precisando tuttavia che l’intesa non si estende al fronte libanese.
Dal punto di vista dei mercati, lo sviluppo più rilevante è stata la disponibilità dell’Iran a riaprire lo Stretto di Hormuz, rimasto di fatto chiuso per circa 40 giorni. Una concessione cruciale, che dovrebbe consente la ripresa del transito di navi che trasportano petrolio e gas e dovrebbe promettere il ripristino dei flussi energetici chiave dal Medio Oriente.
L’annuncio del cessate il fuoco e della riapertura dello Stretto ha innescato una reazione immediata sui mercati globali. I prezzi del petrolio sono scesi bruscamente, con Brent e WTI in calo di circa il 15%, riflettendo il rinnovato ottimismo sull’offerta energetica dalla regione.
Sull’azionario si è assistito a un deciso ritorno della propensione al rischio, con i settori più penalizzati nelle settimane precedenti a guidare il rimbalzo. In Asia, il Nikkei giapponese ha guadagnato il 5% e il KOSPI sudcoreano il 6%, mentre in Europa l’EuroStoxx50 è salito di oltre il 4%. Anche i future sull’S&P 500 hanno segnato un rialzo significativo, riportando l’indice a meno del 3% dai massimi storici.
Sul fronte obbligazionario, i rendimenti dei titoli di Stato sono scesi, mentre il dollaro si è indebolito contro l’euro, completando un quadro coerente con un netto miglioramento del sentiment e uno spostamento degli investitori verso asset più rischiosi.
Quali sono le implicazioni per gli investitori?
Il cessate il fuoco rappresenta un passo significativo verso una possibile soluzione duratura della crisi, riducendo nell’immediato i rischi più estremi. È però prematuro parlare di una vera risoluzione. La nuova finestra di due settimane definisce ora la prossima fase e, con l’avvicinarsi della scadenza, è probabile che i mercati tornino a muoversi soprattutto sulle notizie di giornata. Con le posizioni di Stati Uniti e Iran ancora distanti, la volatilità dovrebbe rimanere elevata, man mano che gli investitori ricalibrano le aspettative in base ai segnali che
emergeranno dai negoziati.
Dal punto di vista macroeconomico, la variabile chiave resta la velocità con cui i flussi energetici attraverso lo Stretto di Hormuz potranno normalizzarsi. Prima del conflitto transitavano dallo Stretto circa 20 milioni di barili di petrolio al giorno. Le notizie su possibili danni alle infrastrutture e le persistenti preoccupazioni legate alla sicurezza suggeriscono che un pieno ripristino dei flussi potrebbe non avvenire entro il secondo trimestre.
Il pricing di mercato riflette chiaramente questo rischio residuo. Il petrolio resta in forte rialzo da inizio anno (Brent +50% YTD) e circa 30% sopra i livelli pre-conflitto, mentre la curva dei future segnala prezzi del Brent oltre i USD 70 al barile per il resto dell’anno. Il conflitto ha già inciso negativamente sull’attività economica globale, con un impatto particolarmente marcato nelle regioni più dipendenti dalle importazioni energetiche: Asia in primis, seguita dall’Europa, mentre gli Stati Uniti dovrebbero subirne le conseguenze più contenute. In Europa, inoltre, il gas conta più del petrolio: con i future TTF sostanzialmente stabili su livelli elevati per il resto dell’anno, l’effetto frenante sulla crescita rischia di protrarsi.
In questo contesto, le Banche centrali si trovano davanti a un trade-off complesso tra controllo dell’inflazione e sostegno alla crescita. I mercati hanno già ridimensionato le attese di un inasprimento della politica monetaria della BCE nel 2026, passando da tre rialzi attesi a due (da 25 punti base ciascuno), mentre negli Stati Uniti viene scontato meno di mezzo taglio dei tassi Fed, pari a circa 9 punti base.
In termini di posizionamento di portafoglio, adottiamo un orientamento lievemente più propenso al rischio. Manteniamo nel complesso un’impostazione neutrale sull’azionario, ma diventiamo più costruttivi sui settori ciclici –in particolare industriali, settore tecnologico e banche –continuando al contempo a privilegiare le utility. Queste restano ben supportate sia dalle persistenti esigenze di sicurezza energetica sia dalla crescita strutturale della domanda di elettricità legata all’espansione dell’intelligenza artificiale (IA). Dal punto di vista geografico, confermiamo una preferenza per gli Stati Uniti in vista della stagione delle trimestrali, mentre restiamo cauti sull’Europa, almeno finché non emergerà maggiore visibilità sul fronte energetico. Nel reddito fisso, ribadiamo la nostra preferenza per l’investment grade (IG) europeo, che offre un’esposizione di elevata qualità in un contesto ancora incerto. Infine, riteniamo che ci siano margini per un recupero dell’oro, man mano che si attenuano i venti contrari legati a dollaro e rendimenti, anche alla luce di un posizionamento oggi
meno affollato rispetto ai primi mesi dell’anno.
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Autori: Ulrich Stephan, Chief Investment Officer Germany. Lorenz Majal, Senior Investment Strategist.
Il presente materiale viene divulgato unicamente a scopo informativo e non deve essere interpretato come un’offerta, una raccomandazione o un invito all’acquisto o alla vendita di investimenti, titoli, strumenti finanziari o altri prodotti specifici, per la conclusione di una transazione o la fornitura di servizi di investimento o di consulenza sugli investimenti o per la fornitura di ricerche in materia di investimenti o raccomandazioni in merito agli investimenti, in qualsiasi giurisdizione. Per maggiori informazioni si prega di leggere la sezione ”Informazioni importanti” presente nel del report completo scaricabile dal link di cui sopra.
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