A distanza di mezzo secolo, Ferrara torna protagonista dell’arte contemporanea. Ricorre in questi mesi, infatti, l’anniversario della memorabile mostra “Ladies and Gentlemen” del 1975-76, che ha portato nella sede di Palazzo dei Diamanti una delle più carismatiche figure del Novecento: Andy Warhol. Per celebrare lo storico evento, la città estense accoglie nuovamente i capolavori del padre della Pop Art. Non solo una semplice riedizione di quell’esposizione leggendaria, ma anche un’occasione per ammirare una selezione dei suoi più famosi ritratti e autoritratti.
La serie “Ladies and Gentlemen” ha contribuito a ridefinire il genere del ritratto in chiave contemporanea: dopo aver esplorato i miti della società dello spettacolo, dando forma a icone immortali, con questo progetto Warhol presentava in anteprima mondiale un ciclo dedicato ad anonime drag queen afro e latinoamericane. Rivolgendosi per la prima volta a soggetti marginalizzati, focalizzava l’attenzione sull’individuo, sulla sua identità e sulla sua rappresentazione.
Organizzata dalla Fondazione Ferrara Arte e dalle Gallerie d’Arte Moderna e Contemporanea - Servizio Cultura del Comune di Ferrara con il sostegno del Warhol Museum di Pittsburgh e curata da Chiara Vorrasi, la nuova mostra “Andy Warhol. Ladies and Gentlemen” è in programma fino al prossimo 19 luglio e presenta una eccezionale selezione di oltre 150 ritratti, tra acrilici, disegni, serigrafie e Polaroid, provenienti da importanti musei e collezioni, in un’immersiva rievocazione dell’esposizione del 1975-76 a cui si accompagna un viaggio nell’universo della ritrattistica warholiana. L’ambizione è quella di riscoprire la forza iconica di quelle immagini potenti e, parallelamente, mettere alla prova la sorprendente attualità della ricerca di Warhol che ha anticipato l’era della comunicazione globale e ha acceso i riflettori su temi tuttora aperti come la manipolazione estetica, l’identità di genere, la multiculturalità, l’artificialità e la sovraesposizione mediatica.
Il percorso espositivo si apre con un’estesa narrazione dedicata al ciclo “Ladies and Gentlemen”, effigi vivide nelle quali Warhol mette in scena sottoculture urbane con un’energia pittorica del tutto nuova e le eleva allo statuto di icona. Segue una selezione di capolavori prodotti tra gli anni Sessanta e gli Ottanta: dalla serie di Marilyn, che codifica l’archetipo della star, alla parodia dell’iconografia ufficiale di Mao Tse-Tung, da Mick Jagger e Liza Minnelli, emblemi globali di una sensualità ambigua e teatrale, ai volti fluidi e smaterializzati di Robert Mapplethorpe e Grace Jones, che annunciano l’avvento delle immagini digitali, per culminare con una spettacolare sala di autoritratti con cui l’artista esplora i confini della sua stessa identità.
La mostra segue le tappe della radicale reinvenzione del ritratto tradizionale operata da Warhol prendendo a prestito i codici della comunicazione di massa, l’estetica tecnologica, gli idiomi del glam rock e della cultura camp, le immagini amatoriali scattate con la Polaroid, il linguaggio cinematografico e persino il reality televisivo.
Il pubblico può immergersi nel processo creativo del genio warholiano grazie a un esteso nucleo di dipinti ad acrilico, molti dei quali mai mostrati in Italia, e a una rassegna dei diversi media che ha sperimentato. Filmati e fotografie arricchiscono il racconto per far rivivere nelle sale di Palazzo dei Diamanti l’artista, ma anche l’energia irripetibile della scena pop di cui Warhol ha incarnato il mito.
Tutti i diritti riservati. Gli articoli, i materiali, i contenuti ed i servizi presenti sulle pagine web raggiungibili da questo indirizzo db premium magazine sono destinati ad un utilizzo personale e non professionale e non possono essere copiati, trasmessi, pubblicati, distribuiti o sfruttati commercialmente senza l’esplicito consenso scritto del Gruppo Deutsche Bank S.p.A.. Tutti i materiali pubblicati, inclusi a titolo esemplificativo, articoli di informazione, fotografie, immagini, illustrazioni, sono protetti dalle leggi sul diritto d’autore e sono di proprietà dell’editore o di chi legittimamente disponga dei diritti relativi. Le informazioni contenute nel presente documento si basano su fonti ritenute attendibili: tuttavia il Gruppo Deutsche Bank S.p.A. non ha effettuato una verifica indipendente relativa a tali informazioni e declina ogni responsabilità a riguardo. Conseguentemente, nessuna garanzia, espressa o implicita, è fornita, né alcun affidamento può essere fatto riguardo alla precisione, completezza o correttezza delle informazioni e delle opinioni contenute in questo documento. Gli articoli, le ricerche e gli studi pubblicati rappresentano esclusivamente le opinioni e i punti di vista dei relativi autori: esse non riflettono necessariamente le opinioni di Deutsche Bank S.p.A. né di qualsiasi società controllata o consociata del Gruppo Deutsche Bank S.p.A.. Né l’autore né il Gruppo Deutsche Bank S.p.A. possono essere ritenuti responsabili per danni derivanti dall’utilizzo della presente pubblicazione, tranne per quanto è previsto dalla normativa applicabile. Il Gruppo Deutsche Bank S.p.A cercherà in tutti i modi di evitare la pubblicazione di informazioni erronee ed affermazioni che possano in alcun modo essere considerate lesive di diritti di terzi. Le informazioni riportate hanno solo uno scopo informativo, non sono da intendersi, interpretarsi o considerarsi in alcun modo come messaggio promozionale ovvero offerte di vendita o sollecitazioni a sottoscrivere, invito ad acquistare o vendere o come raccomandazione ad acquistare o collocare qualsiasi tipo di strumento finanziario, nè come giudizi da parte del Gruppo Deutsche Bank S.p.A. sull’opportunità dell’investimento in alcuno dei prodotti illustrati, o ricerca in materia di investimenti, né tantomeno costituiscono una raccomandazione ad eseguire alcun tipo di operazione. Quanto ad eventuali richiami di natura fiscale qui contenuti, va rilevato che i livelli e le basi di tassazione a cui fanno riferimento gli articoli pubblicati sono suscettibili di cambiamenti rispetto alla data di pubblicazione e possono incidere sul valore dell’investimento; il Gruppo Deutsche Bank S.p.A. non ha l'obbligo di mantenere aggiornate queste informazioni, né tantomeno di aggiornarle. La distribuzione di questo documento in altre giurisdizioni può essere soggetta a restrizioni e pertanto le persone alle quali dovesse pervenire tale documento si dovranno informare sull’esistenza di tali restrizioni ed osservarle. Ulteriori informazioni sono disponibili su richiesta.
Andy Warhol - Marilyn, 1967 - Serigrafia a colori, cm 91,5 x 91,5 - Intesa Sanpaolo – Collezione Luigi e Peppino Agrati - © The Andy Warhol Foundation for the Visual Arts Inc., by SIAE 2026
A distanza di mezzo secolo, Ferrara torna protagonista dell’arte contemporanea.
Ricorre in questi mesi, infatti, l’anniversario della memorabile mostra “Ladies and Gentlemen” del 1975-76, che ha portato nella sede di Palazzo dei Diamanti una delle più carismatiche figure del Novecento: Andy Warhol.
Per celebrare lo storico evento, la città estense accoglie nuovamente i capolavori del padre della Pop Art. Non solo una semplice riedizione di quell’esposizione leggendaria, ma anche un’occasione per ammirare una selezione dei suoi più famosi ritratti e autoritratti.
La serie “Ladies and Gentlemen” ha contribuito a ridefinire il genere del ritratto in chiave contemporanea: dopo aver esplorato i miti della società dello spettacolo, dando forma a icone immortali, con questo progetto Warhol presentava in anteprima mondiale un ciclo dedicato ad anonime drag queen afro e latinoamericane. Rivolgendosi per la prima volta a soggetti marginalizzati, focalizzava l’attenzione sull’individuo, sulla sua identità e sulla sua rappresentazione.
Organizzata dalla Fondazione Ferrara Arte e dalle Gallerie d’Arte Moderna e Contemporanea - Servizio Cultura del Comune di Ferrara con il sostegno del Warhol Museum di Pittsburgh e curata da Chiara Vorrasi, la nuova mostra “Andy Warhol. Ladies and Gentlemen” è in programma fino al prossimo 19 luglio e presenta una eccezionale selezione di oltre 150 ritratti, tra acrilici, disegni, serigrafie e Polaroid, provenienti da importanti musei e collezioni, in un’immersiva rievocazione dell’esposizione del 1975-76 a cui si accompagna un viaggio nell’universo della ritrattistica warholiana. L’ambizione è quella di riscoprire la forza iconica di quelle immagini potenti e, parallelamente, mettere alla prova la sorprendente attualità della ricerca di Warhol che ha anticipato l’era della comunicazione globale e ha acceso i riflettori su temi tuttora aperti come la manipolazione estetica, l’identità di genere, la multiculturalità, l’artificialità e la sovraesposizione mediatica.
Il percorso espositivo si apre con un’estesa narrazione dedicata al ciclo “Ladies and Gentlemen”, effigi vivide nelle quali Warhol mette in scena sottoculture urbane con un’energia pittorica del tutto nuova e le eleva allo statuto di icona. Segue una selezione di capolavori prodotti tra gli anni Sessanta e gli Ottanta: dalla serie di Marilyn, che codifica l’archetipo della star, alla parodia dell’iconografia ufficiale di Mao Tse-Tung, da Mick Jagger e Liza Minnelli, emblemi globali di una sensualità ambigua e teatrale, ai volti fluidi e smaterializzati di Robert Mapplethorpe e Grace Jones, che annunciano l’avvento delle immagini digitali, per culminare con una spettacolare sala di autoritratti con cui l’artista esplora i confini della sua stessa identità.
La mostra segue le tappe della radicale reinvenzione del ritratto tradizionale operata da Warhol prendendo a prestito i codici della comunicazione di massa, l’estetica tecnologica, gli idiomi del glam rock e della cultura camp, le immagini amatoriali scattate con la Polaroid, il linguaggio cinematografico e persino il reality televisivo.
Il pubblico può immergersi nel processo creativo del genio warholiano grazie a un esteso nucleo di dipinti ad acrilico, molti dei quali mai mostrati in Italia, e a una rassegna dei diversi media che ha sperimentato. Filmati e fotografie arricchiscono il racconto per far rivivere nelle sale di Palazzo dei Diamanti l’artista, ma anche l’energia irripetibile della scena pop di cui Warhol ha incarnato il mito.
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