db Premium Magazine July 9, 2026

La creatività è “Una cosa spirituale”

L’ultimo libro del cantautore e scrittore Vasco Brondi è una profonda, interessante e coinvolgente riflessione sui grandi temi della produzione artistica e dello sviluppo individuale.

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Quella di Vasco Brondi è una figura peculiare e del tutto atipica nel panorama culturale italiano.
Il quarantaduenne cresciuto a Ferrara inizia la sua carriera musicale di cantautore nel circuito indie rock con un progetto autoprodotto, proseguendo poi con album che lo portano all’attenzione della critica, gli procurano svariati premi e riconoscimenti e lo avviano verso prestigiose collaborazioni: da Vinicio Capossela agli Afterhours, da Jovanotti a Francesco De Gregori. Ma quello musicale è solo uno degli aspetti dell’attività di Brondi, che in parallelo, oltre ad essere insegnante di yoga e studioso di meditazione, fin dal 2009 si è dedicato anche alla scrittura con libri e racconti pubblicati su importanti magazine italiani.

Il suo volume “Una cosa spirituale”, recentemente pubblicato da Einaudi, è un po’ la somma della sua personalissima visione intellettuale su come fare arte ai tempi del materialismo, attraverso il racconto diretto della sua esperienza con la creatività, dei momenti in cui il suo flusso creativo si è bloccato e di quelli in cui lo ha ritrovato.

In un susseguirsi di brevi capitoli dai titoli suggestivi (“Una noia necessaria”, “Urlare senza suono”, “L’arte di rimanere appostati”, “Proteggere Dio”, solo per citarne alcuni), Brondi mette in relazione le esperienze e le pratiche creative e spirituali di celebri artisti, grandi mistici, tradizioni contemplative; un’esplorazione che passa senza sforzo da Nick Cave al sufismo, dalla cartomanzia a Federico Fellini, da Marina Abramović ai monaci tibetani, dai padri del deserto a David Lynch.

Per arrivare alla conclusione che, in quest’epoca materialista, l’arte non è solo intrattenimento, ma può metterci in contatto con le magie e i misteri del nostro transito terrestre, confermando il concetto che la creatività è “una cosa spirituale”.

Un libro che, a fronte della densità dei contenuti, si legge con grande scorrevolezza e che è in grado di suscitare considerazioni e riflessioni in ciascuno, indipendentemente dal contesto più o meno creativo in cui si trovi ad operare.


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