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May 11, 2026
Le Alchimiste di Kiefer
A Milano in mostra una nuova importante opera dell’artista tedesco, concepita appositamente per Palazzo Reale.
Anselm Kiefer, “Mary Anne Atwood”, 2025 - Emulsione, olio, acrilico, gommalacca, foglia d’oro, sedimento di elettrolisi e carboncino su tela - 560 × 380 cm. - © Anselm Kiefer - Photo: Nina Slavcheva
Anselm Kiefer, tra le figure più autorevoli dell’arte contemporanea internazionale, rende omaggio alle alchimiste con un nuovo ciclo pittorico concepito appositamente per Palazzo Reale a Milano e in programma fino al 27 settembre.
I 42 teleri, dedicati a quelle donne che attraverso l’alchimia hanno dato un contributo fondamentale alla nascita della scienza moderna, dialogano con l’architettura della Sala delle Cariatidi, dove l’incendio causato dalle bombe degli alleati nel 1943 ha gravemente danneggiato, quasi cancellandoli, proprio i corpi delle 40 sculture delle donne di Caria (le Cariatidi) che sorreggevano la balconata perimetrale dell’ambiente. Di questi teleri, 8 sono allestiti nella Sala del Piccolo Lucernario, attigua a quella delle Cariatidi.
I grandi dipinti delle Alchimiste, concepiti come un’opera unica profondamente simbolica, intrecciano temi centrali nel lavoro dell’artista: mito, storia, memoria collettiva, identità, distruzione e rigenerazione. La pittura diventa linguaggio alchemico: ogni quadro si offre come atto di resurrezione con un volto che emerge, un racconto, una materia che si trasfigura. Kiefer invita così il visitatore a immergersi in un percorso emotivamente coinvolgente, quasi iniziatico.
La mostra costruisce un vero e proprio pantheon al femminile con un’operazione di recupero storico che riflette sul vissuto di queste donne, di cui fino a qualche decennio fa poco o nulla si conosceva. Eroine o streghe? Angeli o demoni? Proto-scienziate o ciarlatane? Le Alchimiste erano donne sapienti, dotate di una grande intelligenza intuitiva e di rigore, visionarie e resilienti, ma forse anche per questo marginalizzate, perseguitate e talvolta condannate dalla cultura dominante.
“Pur partendo dalle arti alchemiche e praticandole – sottolinea la curatrice Gabriella Belli – ebbero il coraggio di sovvertirne le priorità (ovvero abbandonare le incognite della ricerca della pietra filosofale e dell’opus magnum) per aprire con i loro “secreti” più di una porta alla scienza moderna. Di questi meriti, di queste competenze al femminile e del rumore delle voci delle donne, quando rivendicano i loro talenti, parla la mostra, in uno sconfinamento continuo con un tema più generale e ancora più importante. È il tema della rigenerazione, della cura, della spoliazione dai pregiudizi, della congiunzione dei principi opposti, della luce e delle tenebre, del rapporto maschile-femminile, del bene e del male, della vita e della morte, in una discesa all’oscurità dell’ignoto alchemico ma anche in una risalita alla luce della ragione e della scienza, a cui la pittura di Kiefer dà voce esemplare”.
Tra le Alchimiste un ruolo centrale, anche alla luce dello speciale legame con la città, occupa Caterina Sforza, figlia di Galeazzo Maria Sforza duca di Milano, dove visse la sua giovinezza, scienziata, condottiera e autrice di un raro manoscritto contenente più di 450 ricette per medicamenti, cosmetici e formule alchemiche. Accanto a Caterina anche Isabella Cortese, a cui è attribuito uno dei più celebri libri di segreti del Rinascimento; Kleopatra, una delle pochissime donne a cui le fonti greche attribuiscono un ruolo autoriale nella tradizione alchemica; Cristina di Svezia, figlia di Gustavo II Adolfo Vasa e di Maria Eleonora di Brandeburgo, che trasformò Stoccolma in un centro di mecenatismo europeo; Margaret Cavendish, una delle pochissime filosofe del Seicento autrice di opere che intrecciavano metafisica, poesia e scienza; Mary Anne Atwood, figura chiave della ricezione “spirituale” dell’alchimia nell’Ottocento inglese; Perenelle Flamel, ricca benefattrice, collaboratrice e moglie dell’alchimista Nicolas Flamel; Marie Meurdrac, chimica autodidatta e pioniera della divulgazione scientifica femminile; Anne Marie Ziegler, alchimista di corte nella Germania riformata, condannata al rogo nel 1575 per le sue teorie ritenute scellerate e tracotanti; Sophie Brahe, figura-ponte tra cultura cortigiana e laboratorio.
Interpretando il pensiero alchemico come un percorso di passione, morte e rigenerazione - in cui la materia, come lo spirito, attraversa la distruzione per rinascere in una nuova forma - Kiefer riesce a ridare voce, corpo e autorità a un sapere femminile a lungo rimosso, sottraendo le alchimiste a secoli di damnatio memoriae e riconoscendo nel loro operare una profonda affinità con il proprio processo creativo.
Attraverso una pittura materica e fortemente simbolica, l’artista rende visibile ciò che è stato sepolto: corpi e volti femminili emergono dalle macerie come presenze potenti e perturbanti, lontane da ogni idealizzazione.
Le opere stesse si configurano come veri e propri laboratori alchemici, in cui piombo, zolfo, ossidi, oro, fiori e cenere compiono la loro trasformazione, sottoposte alla violenza della fiamma ossidrica, cosparse da una materia corposa a tinte plumbee, da dove affiorano via via i corpi e i volti delle alchimiste.
In questo dialogo, la Sala delle Cariatidi - con le sue figure femminili mutilate dalla guerra - diviene uno spazio denso di significato, metafora e cornice attuali di una narrazione che riporta alla luce donne finalmente riconosciute.
Informazioni:
“Kiefer. Le Alchimiste”
fino al 27 settembre 2026
Palazzo Reale - Sala delle Cariatidi
Piazza del Duomo 12, Milano
Orario: da martedì a domenica dalle ore 10:00 alle ore 19.30; giovedì dalle ore 10:00 alle ore 22.30 (lunedì chiuso)
Ingresso: 15 euro intero (13 euro ridotto); i biglietti di ingresso alla mostra sono acquistabili esclusivamente online
Per ulteriori informazioni: www.adartem.it
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