Non poteva che essere inaugurata nel pieno della Milano Fashion Week, lo scorso 24 settembre, la grande mostra allestita a Palazzo Reale dal titolo “Dalí e la Moda”, in programma fino al 31 gennaio.
La ricca retrospettiva propone per la prima volta, in un racconto cronologico, la narrazione dell’influenza di Salvador di Dalí nella storia della Moda del Novecento e il ruolo decisivo che quest’ultima ebbe nella costruzione del suo universo creativo.
L’esposizione nasce grazie alla collaborazione con la Fundació Gala-Salvador Dalí, massima istituzione scientifica dedicata alla tutela, allo studio e alla valorizzazione dell’opera dell’artista e creata dallo stesso Dalí, sotto la direzione scientifica di Montse Aguer, direttrice dei Musei Dalí, con la curatela di Laura Bartolomé, vicedirettrice Ricerca e Progetti della Fundaciò Gala-Salvador Dalì, e di Judith Clark, storica della moda e professoressa presso la University of the Arts di Londra, e con il contributo delle curatrici senior Lucia Moni e Bea Crespo, sempre di Fundaciò Gala-Salvador Dalí.
Promossa dal Comune di Milano – Cultura, organizzata e prodotta da Palazzo Reale, MondoMostre e Civita Mostre e Musei, con il patrocinio dell’Ambasciata di Spagna in Italia e della Camera Nazionale della Moda Italiana, la mostra riunisce oltre 200 opere e documenti – dipinti, disegni, fotografie, abiti, filmati, gioielli e oggetti – la maggior parte dei quali provenienti dalle tre più grandi collezioni di opere di Dalí al mondo: la Fundació Gala-Salvador Dalí di Figueres, il Dalí Museum di St. Petersburg (Florida) e il Museo Nacional Centro de Arte Reina Sofía. A questi si aggiungono gli archivi storici delle maison Schiaparelli, Chanel, Dior e Rabanne.
L’esposizione restituisce così la complessità di un artista che non si limitò a influenzare il linguaggio degli stilisti, ma comprese precocemente la forza della moda come strumento di costruzione dell’identità, comunicazione e trasformazione del corpo. Fin dall’infanzia, infatti, l’abbigliamento rappresentò per Dalí uno strumento essenziale di costruzione della propria identità. Con l’arrivo di Gala nella sua vita, nel 1929, abiti e accessori divennero parte di un linguaggio condiviso, attraverso il quale la coppia costruì la propria immagine pubblica. Fotografi, riviste e campagne pubblicitarie contribuirono alla diffusione di questa immagine, facendo dell’artista stesso una figura spettacolare e riconoscibile su scala internazionale. Il percorso espositivo mette in relazione il guardaroba di Dalí e Gala con le opere dell’artista, evidenziando come abiti, accessori e corpo siano elementi ricorrenti nella sua ricerca.
Un ulteriore filo conduttore della mostra è infatti proprio il corpo, che nell’universo di Dalí non è mai una presenza statica, ma materia da scomporre, ricomporre e trasformare. Una ricerca che dalla pittura si estende agli abiti, agli accessori e ai gioielli, anticipando molte delle sperimentazioni della moda contemporanea. Parti del corpo dislocate, frammentate e ricomposte attraversano l’opera di Dalí già prima del suo ingresso ufficiale nel movimento surrealista. Nei dipinti della seconda metà degli anni Venti, teste, occhi, mani, dita, seni e torsi vengono isolati e ricombinati secondo una nuova logica. Il manichino, figura centrale della cultura moderna e della rappresentazione surrealista, diventa così un corpo perturbante, sospeso tra oggetto e individuo, tra desiderio e artificio. Questa ricerca prosegue nei gioielli che Dalí disegna a partire dal 1949, conservati presso la Fundació Gala-Salvador Dalí ed esposti in Italia per la prima volta dalla loro acquisizione da parte della Fondazione nel 1999. Oggetti preziosi che assumono la forma di occhi, labbra, mani e che, una volta indossati, modificano il corpo femminile e lo trasformano in una nuova opera d’arte. La moda diventa quindi uno strumento di riconfigurazione del corpo, anticipando una sensibilità che continua a caratterizzare la ricerca di numerosi creativi contemporanei.
Grazie alla collaborazione con la Fundació Gala-Salvador Dalí, è possibile ammirare nel percorso espositivo alcuni degli abiti e degli accessori appartenuti a Dalí e Gala - per la prima volta fuori dai confini della Spagna - e ricostruire il loro rapporto con i grandi protagonisti della moda del Novecento. Il guardaroba di Gala comprende creazioni di Elsa Schiaparelli, Christian Dior, Coco Chanel, Pierre Cardin, Hubert de Givenchy, Gucci ed Emilio Pucci. Quello di Dalí è invece più eclettico e comprende capi e accessori legati alle sue performance, alle fotografie e alle apparizioni pubbliche che diventano strumenti di una continua reinvenzione dell’identità, come racconta il documentario “Autoportrait mou de Salvador Dalí” di Jean-Christophe Averty, girato a Portlligat nel 1966. Il rapporto tra guardaroba e pittura emerge anche nei numerosi dipinti in cui Dalí rappresenta gli abiti con straordinaria precisione: alcuni di questi possono essere messi in relazione diretta con i capi conservati ed esposti grazie alla sponsorizzazione tecnica di Bonaveri, che ha contribuito all’allestimento espositivo con 26 busti sartoriali appositamente selezionati per l’allestimento, rivestiti in lino naturale e dotati di braccia articolate in legno.
La mostra propone così, a quasi quarant’anni dalla storica mostra “Surrealism and Fashion” del Fashion Institute of Technology di New York, una nuova lettura del rapporto tra surrealismo e cultura materiale, approfondendo temi ancora attuali come la costruzione dell’identità, la spettacolarizzazione dell’immagine, il dialogo tra arte e consumo e il potere della creatività di reinventare il reale. Dalle vetrine alle campagne pubblicitarie, fino alle pagine e alle copertine di Vogue, emerge il ritratto di un artista totale, capace di attraversare discipline e confini e di ridefinire continuamente il rapporto tra arte e vita.
Informazioni:
“Dalì e la Moda” fino al 31 gennaio 2027
Palazzo Reale Piazza Duomo 12, Milano
Orario: martedì, mercoledì, venerdì, sabato e domenica dalle ore 10:00 alle 19:30; giovedì dalle ore 10:00 alle 22:30 (lunedì chiuso)
Ingresso: open 17 euro - intero 15 euro (ridotto da 6 a 13 euro)
Tutti i diritti riservati. Gli articoli, i materiali, i contenuti ed i servizi presenti sulle pagine web raggiungibili da questo indirizzo db premium magazine sono destinati ad un utilizzo personale e non professionale e non possono essere copiati, trasmessi, pubblicati, distribuiti o sfruttati commercialmente senza l’esplicito consenso scritto del Gruppo Deutsche Bank S.p.A.. Tutti i materiali pubblicati, inclusi a titolo esemplificativo, articoli di informazione, fotografie, immagini, illustrazioni, sono protetti dalle leggi sul diritto d’autore e sono di proprietà dell’editore o di chi legittimamente disponga dei diritti relativi. Le informazioni contenute nel presente documento si basano su fonti ritenute attendibili: tuttavia il Gruppo Deutsche Bank S.p.A. non ha effettuato una verifica indipendente relativa a tali informazioni e declina ogni responsabilità a riguardo. Conseguentemente, nessuna garanzia, espressa o implicita, è fornita, né alcun affidamento può essere fatto riguardo alla precisione, completezza o correttezza delle informazioni e delle opinioni contenute in questo documento. Gli articoli, le ricerche e gli studi pubblicati rappresentano esclusivamente le opinioni e i punti di vista dei relativi autori: esse non riflettono necessariamente le opinioni di Deutsche Bank S.p.A. né di qualsiasi società controllata o consociata del Gruppo Deutsche Bank S.p.A.. Né l’autore né il Gruppo Deutsche Bank S.p.A. possono essere ritenuti responsabili per danni derivanti dall’utilizzo della presente pubblicazione, tranne per quanto è previsto dalla normativa applicabile. Il Gruppo Deutsche Bank S.p.A cercherà in tutti i modi di evitare la pubblicazione di informazioni erronee ed affermazioni che possano in alcun modo essere considerate lesive di diritti di terzi. Le informazioni riportate hanno solo uno scopo informativo, non sono da intendersi, interpretarsi o considerarsi in alcun modo come messaggio promozionale ovvero offerte di vendita o sollecitazioni a sottoscrivere, invito ad acquistare o vendere o come raccomandazione ad acquistare o collocare qualsiasi tipo di strumento finanziario, nè come giudizi da parte del Gruppo Deutsche Bank S.p.A. sull’opportunità dell’investimento in alcuno dei prodotti illustrati, o ricerca in materia di investimenti, né tantomeno costituiscono una raccomandazione ad eseguire alcun tipo di operazione. Quanto ad eventuali richiami di natura fiscale qui contenuti, va rilevato che i livelli e le basi di tassazione a cui fanno riferimento gli articoli pubblicati sono suscettibili di cambiamenti rispetto alla data di pubblicazione e possono incidere sul valore dell’investimento; il Gruppo Deutsche Bank S.p.A. non ha l'obbligo di mantenere aggiornate queste informazioni, né tantomeno di aggiornarle. La distribuzione di questo documento in altre giurisdizioni può essere soggetta a restrizioni e pertanto le persone alle quali dovesse pervenire tale documento si dovranno informare sull’esistenza di tali restrizioni ed osservarle. Ulteriori informazioni sono disponibili su richiesta.
Three young surrealist women holding in their arms the skins of an orchestra -Salvador Dalí © Salvador Dalí, Fundació Gala-Salvador Dalí, Figueres
Non poteva che essere inaugurata nel pieno della Milano Fashion Week, lo scorso 24 settembre, la grande mostra allestita a Palazzo Reale dal titolo “Dalí e la Moda”, in programma fino al 31 gennaio.
La ricca retrospettiva propone per la prima volta, in un racconto cronologico, la narrazione dell’influenza di Salvador di Dalí nella storia della Moda del Novecento e il ruolo decisivo che quest’ultima ebbe nella costruzione del suo universo creativo.
L’esposizione nasce grazie alla collaborazione con la Fundació Gala-Salvador Dalí, massima istituzione scientifica dedicata alla tutela, allo studio e alla valorizzazione dell’opera dell’artista e creata dallo stesso Dalí, sotto la direzione scientifica di Montse Aguer, direttrice dei Musei Dalí, con la curatela di Laura Bartolomé, vicedirettrice Ricerca e Progetti della Fundaciò Gala-Salvador Dalì, e di Judith Clark, storica della moda e professoressa presso la University of the Arts di Londra, e con il contributo delle curatrici senior Lucia Moni e Bea Crespo, sempre di Fundaciò Gala-Salvador Dalí.
Promossa dal Comune di Milano – Cultura, organizzata e prodotta da Palazzo Reale, MondoMostre e Civita Mostre e Musei, con il patrocinio dell’Ambasciata di Spagna in Italia e della Camera Nazionale della Moda Italiana, la mostra riunisce oltre 200 opere e documenti – dipinti, disegni, fotografie, abiti, filmati, gioielli e oggetti – la maggior parte dei quali provenienti dalle tre più grandi collezioni di opere di Dalí al mondo: la Fundació Gala-Salvador Dalí di Figueres, il Dalí Museum di St. Petersburg (Florida) e il Museo Nacional Centro de Arte Reina Sofía. A questi si aggiungono gli archivi storici delle maison Schiaparelli, Chanel, Dior e Rabanne.
L’esposizione restituisce così la complessità di un artista che non si limitò a influenzare il linguaggio degli stilisti, ma comprese precocemente la forza della moda come strumento di costruzione dell’identità, comunicazione e trasformazione del corpo. Fin dall’infanzia, infatti, l’abbigliamento rappresentò per Dalí uno strumento essenziale di costruzione della propria identità. Con l’arrivo di Gala nella sua vita, nel 1929, abiti e accessori divennero parte di un linguaggio condiviso, attraverso il quale la coppia costruì la propria immagine pubblica. Fotografi, riviste e campagne pubblicitarie contribuirono alla diffusione di questa immagine, facendo dell’artista stesso una figura spettacolare e riconoscibile su scala internazionale. Il percorso espositivo mette in relazione il guardaroba di Dalí e Gala con le opere dell’artista, evidenziando come abiti, accessori e corpo siano elementi ricorrenti nella sua ricerca.
Un ulteriore filo conduttore della mostra è infatti proprio il corpo, che nell’universo di Dalí non è mai una presenza statica, ma materia da scomporre, ricomporre e trasformare. Una ricerca che dalla pittura si estende agli abiti, agli accessori e ai gioielli, anticipando molte delle sperimentazioni della moda contemporanea. Parti del corpo dislocate, frammentate e ricomposte attraversano l’opera di Dalí già prima del suo ingresso ufficiale nel movimento surrealista. Nei dipinti della seconda metà degli anni Venti, teste, occhi, mani, dita, seni e torsi vengono isolati e ricombinati secondo una nuova logica. Il manichino, figura centrale della cultura moderna e della rappresentazione surrealista, diventa così un corpo perturbante, sospeso tra oggetto e individuo, tra desiderio e artificio. Questa ricerca prosegue nei gioielli che Dalí disegna a partire dal 1949, conservati presso la Fundació Gala-Salvador Dalí ed esposti in Italia per la prima volta dalla loro acquisizione da parte della Fondazione nel 1999. Oggetti preziosi che assumono la forma di occhi, labbra, mani e che, una volta indossati, modificano il corpo femminile e lo trasformano in una nuova opera d’arte. La moda diventa quindi uno strumento di riconfigurazione del corpo, anticipando una sensibilità che continua a caratterizzare la ricerca di numerosi creativi contemporanei.
Grazie alla collaborazione con la Fundació Gala-Salvador Dalí, è possibile ammirare nel percorso espositivo alcuni degli abiti e degli accessori appartenuti a Dalí e Gala - per la prima volta fuori dai confini della Spagna - e ricostruire il loro rapporto con i grandi protagonisti della moda del Novecento. Il guardaroba di Gala comprende creazioni di Elsa Schiaparelli, Christian Dior, Coco Chanel, Pierre Cardin, Hubert de Givenchy, Gucci ed Emilio Pucci. Quello di Dalí è invece più eclettico e comprende capi e accessori legati alle sue performance, alle fotografie e alle apparizioni pubbliche che diventano strumenti di una continua reinvenzione dell’identità, come racconta il documentario “Autoportrait mou de Salvador Dalí” di Jean-Christophe Averty, girato a Portlligat nel 1966. Il rapporto tra guardaroba e pittura emerge anche nei numerosi dipinti in cui Dalí rappresenta gli abiti con straordinaria precisione: alcuni di questi possono essere messi in relazione diretta con i capi conservati ed esposti grazie alla sponsorizzazione tecnica di Bonaveri, che ha contribuito all’allestimento espositivo con 26 busti sartoriali appositamente selezionati per l’allestimento, rivestiti in lino naturale e dotati di braccia articolate in legno.
La mostra propone così, a quasi quarant’anni dalla storica mostra “Surrealism and Fashion” del Fashion Institute of Technology di New York, una nuova lettura del rapporto tra surrealismo e cultura materiale, approfondendo temi ancora attuali come la costruzione dell’identità, la spettacolarizzazione dell’immagine, il dialogo tra arte e consumo e il potere della creatività di reinventare il reale. Dalle vetrine alle campagne pubblicitarie, fino alle pagine e alle copertine di Vogue, emerge il ritratto di un artista totale, capace di attraversare discipline e confini e di ridefinire continuamente il rapporto tra arte e vita.
Informazioni:
“Dalì e la Moda”
fino al 31 gennaio 2027
Palazzo Reale
Piazza Duomo 12, Milano
Orario: martedì, mercoledì, venerdì, sabato e domenica dalle ore 10:00 alle 19:30; giovedì dalle ore 10:00 alle 22:30 (lunedì chiuso)
Ingresso: open 17 euro - intero 15 euro (ridotto da 6 a 13 euro)
Per ulteriori informazioni: dalielamoda.it
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