db Magazine September 25, 2026

Commercio, numero esercizi in calo ma aumentano produttività ed efficienza

Secondo il primo Rapporto Confcommercio sul commercio in Italia, elaborato dall’Ufficio Studi della Confederazione, il commercio italiano cambia, si rafforza sul piano economico, aumenta efficienza e produttività, ma perde presenza fisica sul territorio.

saracinesche chiuse

Il commercio italiano cambia volto. Tra il 2018 e il 2025 il numero di esercizi al dettaglio è sceso da 666.479 a 570.313 unità, con una riduzione del 14,4%. Il calo riguarda soprattutto gli ambulanti (-27,3%) e i piccoli negozi alimentari (-17,9%).
Allo stesso tempo, però, gli addetti sono diminuiti con intensità molto minore, da 1,905 milioni a 1,871 milioni (-1,8%).

Contestualmente è aumentata (dal 12,2% al 17,4%) la quota delle società di capitali nel commercio al dettaglio.

È quanto emerge dal primo Rapporto Confcommercio sul commercio in Italia, elaborato dall’Ufficio Studi della Confederazione, secondo il quale si tratta di segnali di una rete più rarefatta ma mediamente più strutturata. Infatti, nello stesso periodo, il fatturato complessivo del commercio al dettaglio è cresciuto da 326,8 a 410,7 miliardi di euro (+25,7%) e il fatturato per addetto è passato da 172mila a 220mila euro (+27,9%).

Secondo il rapporto è un risultato che conferma la capacità del settore di recuperare efficienza, anche in una fase segnata da inflazione, trasformazione dei consumi e crescente integrazione tra canali fisici e digitali.

Nel dettaglio del tipo di attività, l’analisi di Confcommercio evidenzia forti differenze con i discount alimentari che hanno registrato la crescita numerica più marcata (+7,4%) e un fatturato più che raddoppiato (+101,1%), confermando la ricerca di convenienza da parte delle famiglie.

In crescita anche il numero di attività legate all’aggregato e-commerce, porta a porta e distributori automatici (+13,6%), con un aumento del fatturato del 41,9%, mentre, sempre in termini di fatturato, sono emerse le difficoltà di ipermercati (-8,4%) e ambulanti (-14,9%).

Per quanto riguarda l’analisi a livello geografico, secondo il rapporto, nel periodo preso in esame il Mezzogiorno ha mantenuto una maggiore capillarità commerciale rispetto al resto del Paese. Tale tenuta è legata anche alle minori opportunità di lavoro dipendente, che favoriscono l’autoimprenditorialità, al ruolo degli incentivi e all’aumento dei flussi turistici. Tuttavia, questa resilienza può avere una doppia lettura: da un lato rappresenta una ricchezza sociale ed economica, dall’altro potrebbe anticipare un futuro processo di riduzione più rapido dei negozi anche al Sud.

A cura de Il Sole 24 Ore