Export italiano in crescita del primo semestre 2025
Le vendite all’estero hanno registrato un incremento del 2,1%, per un valore complessivo di 322,6 miliardi di euro, come emerge dal rapporto “Export Italiano: le dinamiche nel primo semestre 2025” realizzato da Coface.
Export italiano in crescita nel primo semestre del 2025. Nel periodo gennaio-giugno, le vendite italiane all’estero hanno registrato una crescita del 2,1% in confronto ai primi sei mesi del 2024, per un valore complessivo di 322,6 miliardi di euro.
Contestualmente, sono aumentate in maniera più sostenute le importazioni (+4,6%) e questo ha portato a una riduzione dell’avanzo commerciale del 22%, sceso a 22,8 miliardi di euro.
Secondo il rapporto “Export Italiano: le dinamiche nel I semestre 2025” realizzato da Coface, il contesto internazionale resta incerto: la crescita debole dei partner europei, le tensioni commerciali globali e l’effetto anticipo dazi Usa influenzano le performance settoriali e geografiche.
In particolare, a livello settoriale, nel primo semestre, protagonista assoluta delle esportazioni italiane è stata la farmaceutica, con una crescita vicina al 40%, trainata dalla domanda statunitense (+78%) in previsione dell’introduzione di nuovi dazi.
Anche l’alimentare (latticini, frutta, caffè) e i metalli (soprattutto oro verso la Svizzera) hanno contribuito positivamente. La cantieristica navale ha beneficiato della consegna di navi da crociera, consolidando il ruolo dell’Italia come leader globale: 46 delle 81 navi da crociera previste tra il 2025 e il 2035 saranno costruite in cantieri italiani, per un valore di 42 miliardi di dollari.
Per contro, il settore auto continua a soffrire, con un calo dell’8% su base annua, penalizzato dalla flessione dell’export verso gli Usa (–25%).
Anche tessile, abbigliamento e pelle e macchinari mostrano segnali di debolezza.
Sul fronte geografico, nel periodo c’è stata una ripresa dell’export verso Usa, Svizzera e Ue, con la Germania in positivo grazie alla consegna della nave Mein Schiff Relax. Tuttavia, si osserva un calo verso la Cina, legato alla contrazione della domanda di abbigliamento e pelletteria, e verso la Turchia, a causa delle nuove quote sull’importazione di oro.
A cura de Il Sole 24 Ore
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