CIO View February 20, 2026

La Corte Suprema statunitense limita i dazi del Presidente

Con 6 voti favorevoli e 3 contrari, la Corte Suprema ha bloccato l’utilizzo del Presidente dell’International Emergency Economic Powers Act (IEEPA) come base legale per imporre i dazi.

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Key takeaways

  • La Corte Suprema statunitense ha giudicato illegali le tariffe introdotte dall’amministrazione Trump. Si tratta di un cambiamento importante nel contesto commerciale globale.
  • Sui mercati, la notizia si è tradotta in un dollaro debole e un lieve aumento dei rendimenti dei Treasury sulle lunghe scadenze, dal momento che implica un incremento del deficit pubblico.
  • I mercati azionari sono stati stabili. Gli asset rischiosi hanno prezzato uno scenario di minori frizioni commerciali che dovrebbe favorire i margini operativi e migliorare il sentiment globale.

Che cosa è successo?

Con 6 voti favorevoli e 3 contrari, la Corte Suprema ha bloccato l’utilizzo del Presidente dell’International Emergency Economic Powers Act (IEEPA) come base legale per imporre i dazi. Secondo la Corte, l’IEEPA non conferisce al Presidente il potere di introdurre dazi doganali e ha ribadito che la Costituzione — all’Articolo I — assegna al Congresso la competenza esclusiva in materia di dazi e imposizione fiscale.

Il giudice capo Roberts, autore dell’opinione di maggioranza, ha sottolineato che, sebbene l’IEEPA consenta al Presidente di regolare o limitare le importazioni durante situazioni di emergenza nazionale, l’elenco dettagliato dei poteri previsti dalla legge non comprende l’imposizione di dazi. La Corte ha inoltre ricordato che, quando il Congresso ha delegato i poteri tariffari in occasioni passate, lo ha sempre fatto in modo esplicito e con limiti ben definiti — condizioni assenti nello IEEPA. Il giudizio rileva anche che in cinquant’anni di storia della legge nessun Presidente l’aveva mai impiegata per introdurre dazi e ha evidenziato come l’interpretazione proposta dal governo attuale avrebbe ampliato in modo significativo i poteri dell’Esecutivo.

Le stime in circolazione indicano che sono stati raccolti circa USD130bn di dazi dal 2025 in base allo IEEPA e che ora potrebbero essere oggetto di richieste di rimborso, a seconda di come le corti inferiori e l’Agenzia delle Dogane gestiranno i contenziosi.

All’interno della maggioranza, alcuni giudici hanno ritenuto che il testo della legge fosse di per sé sufficiente a risolvere la questione; altri hanno richiamato un principio più ampio: il Congresso non delega poteri economici di grande rilevanza attraverso formulazioni ambigue. La sentenza chiarisce ulteriormente come le norme sulle emergenze interagiscano con le prerogative del Congresso. Sebbene lo IEEPA offra al Presidente una certa flessibilità nell’affrontare le minacce estere, la Corte ha precisato che il contesto emergenziale non può superare i limiti costituzionali in materia di raccolta di entrate. L’opinione ribadisce che il Presidente può limitare o regolare il commercio tramite lo IEEPA, ma non può trasformare quei poteri in una facoltà di imporre dazi senza un mandato esplicito del Congresso.

Quali sono le implicazioni per gli investitori?

La sentenza della Corte Suprema ha ristretto lo spazio per gli interventi sui dazi e di ampia portata e ha quindi stabilito dei confini più chiari. Gli interrogativi ancora aperti, tuttavia, non mancano. La reazione dei membri dell’amministrazione è stata prudente finora: alcuni funzionari hanno richiamato subito l’esistenza di strumenti legislativi alternativi che potrebbero compensare, almeno in parte, la perdita di entrate. Parallelamente, lo scenario fiscale sta diventando sempre più sensibile alla validità dei dazi. I politici sono consapevoli che un eventuale calo persistente dell’aliquota tariffaria media potrebbe peggiorare le previsioni sul deficit ed esercitare delle pressioni rialziste sulla parte lunga della curva dei rendimenti.

Le richieste di rimborso dei dazi sono ancora irrisolte. Molte imprese, soprattutto quelle più piccole e che dipendono dalle importazioni, dovranno attendere che le corti inferiori stabiliscano se le richieste siano fondate e in quali tempi. Eventuali rimborsi avrebbero ripercussioni fiscali e potrebbero influenzare le aspettative sull’emissione futura di titoli di Stato statunitensi, anche se finora la domanda è stata regolare e gli acquisti legati alla gestione delle riserve hanno contenuto i timori sulla capacità del mercato di assorbire tali dinamiche.

I mercati hanno interpretato la sentenza come un segnale marginalmente positivo per il commercio globale. Il dollaro si è leggermente indebolito, i rendimenti a lunga scadenza sono saliti in previsione di un peggioramento della posizione fiscale e i listini azionari hanno beneficiato delle prospettive di una minore frizione commerciale globale. I settori più esposti al commercio come i beni di consumo hanno sovraperformato.

Anche il quadro inflattivo è diventato più complesso: il venir meno o l’incertezza dei dazi basati sullo IEEPA dovrebbe esercitare una lieve pressione al ribasso sulle stime di inflazione a un anno, sebbene gran parte degli effetti sui prezzi sia già incorporata. Ma eventuali rimborsi potrebbero sostenere temporaneamente la domanda e quindi anche l’inflazione, almeno nel breve periodo. La Fed continuerà a seguire i dati. I mercati hanno aumentato leggermente la probabilità che i tassi rimangano fermi a giugno, ma un taglio a luglio è ancora ritenuto probabile.

Gli investitori monitoreranno l’arrivo di eventuali nuovi dazi sostitutivi, le dinamiche fiscali e i dati sull’inflazione. Alla luce dello scenario in divenire e dei rischi inflazionistici contenuti, la nostra ipotesi di base resta quella di due ulteriori tagli dei tassi entro la fine del 2026.

L’incertezza commerciale e sulla politica tariffaria è destinata così a persistere nei prossimi mesi, mentre l’amministrazione Trump cercherà di conciliare la sentenza della Corte Suprema con l’obiettivo di mantenere in essere un flusso di entrate fiscali legate ai dazi. Tuttavia, queste dinamiche non modificano il quadro macroeconomico complessivo e non dovrebbero incidere sulla redditività delle imprese, quanto meno a livello di indice complessivo. In base alle informazioni disponibili finora, continuiamo a suggerire agli investitori di mantenere l’allocazione dei portafogli in linea con la propria pianificazione strategica di lungo periodo.