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June 16, 2026
Inflazione in riaccelerazione
Ma i mercati azionari mostrano una buona tenuta assorbendo le pressioni macroeconomiche.
A cura del Team CIO di Deutsche Bank – Private Bank Italy
Contesto macroeconomico
Il quadro macroeconomico statunitense nel mese di maggio è rimasto stabile.
Ciò nonostante, le pressioni sui prezzi al consumo si sono intensificate, un elemento che ha reso i mercati più sensibili alle variazioni delle aspettative di politica monetaria rispetto ad aprile. I dati sul mercato del lavoro pubblicati nel mese di maggio hanno mostrato che ad aprile i Non-Farm Payrolls1 sono cresciuti di +115.000 unità, con il tasso di disoccupazione stabile al 4,3% e una partecipazione al lavoro sostanzialmente invariata, coerentemente con un mercato del lavoro ancora solido. Le dinamiche salariali sono rimaste contenute – i salari orari medi sono saliti dello 0,2% su base mensile – mentre i salari reali si sono indeboliti per effetto dell’aumento dei prezzi, confermando una situazione sul mercato del lavoro statunitense caratterizzata sia da un basso tasso di assunzioni che di licenziamenti.
Sul fronte inflazione, l’indice CPI Headline2 di aprile è salito dello 0,6% su base mensile (m/m) e del 3,8% su base annua (a/a), mentre il CPI Core3 del +0,4% m/m e al +2,8% a/a, indicando come la riaccelerazione rifletta sia una combinazione di “pass-through”4 dei prezzi dell’energia sia un’inflazione nel settore dei servizi ancora persistente. Anche il Personal Consumption Index5 (PCE), la misura di inflazione preferita dalla Fed, ha confermato questo quadro: il PCE Headline è salito dello 0,4% m/m e del 3,8% a/a e la componente Core è cresciuta dello 0,2% m/m e del 3,3% a/a.
I dati sulla crescita risultano misti ma non deboli: il PIL reale del primo trimestre è cresciuto a un ritmo annualizzato dell’1,6%, rivisto al ribasso rispetto alla stima preliminare ma indicativo di un’attività comunque buona. L’inflazione nei conti nazionali resta elevata, mantenendo la Fed in modalità attendista e limitando le aspettative di tagli dei tassi.
A livello globale, l’inflazione dell’Eurozona è salita al 3,0% a/a ad aprile, rafforzando l’approccio prudente della BCE; nel Regno Unito il CPI di aprile è sceso al 2,8% a/a (core al 2,5% e servizi ancora elevati al 3,2%); in Giappone l’inflazione si è attestata all’1,3% a/a, mentre in Cina il CPI è salito all’1,2% a/a.
Obbligazionario
Nel mese di maggio, il mercato obbligazionario statunitense ha proseguito la fase di consolidamento già cominciata ad aprile. I Treasury hanno registrato una performance positiva ma contenuta (+0,1%) e il decennale USA ha chiuso il mese vicino al 4,5%. La performance è stata migliore sul mercato del credito: il segmento Investment Grade6 si è distinto come il segmento migliore (+0,8%), seguito dall’High Yield7 (+0,5%). Il mercato del reddito fisso globale dei Paesi del G7 ex‑USA è risultato in calo (‑0,4%). I titoli indicizzati all’inflazione hanno mostrato una performance più moderata rispetto ad aprile.
La politica monetaria della Fed è rimasta invariata. La Banca Centrale statunitense ha mantenuto i tassi nell’intervallo 3,50%–3,75% e i mercati non hanno modificato le aspettative sul percorso dei futuri tagli dei tassi, senza anticipare un taglio fino alla fine del quarto trimestre del 2026.
In Europa, i rendimenti dei Paesi Core8 sono rimasti su livelli elevati, con il Bund intorno al 3%, mentre gli spread dei Paesi periferici si sono mantenuti compressi nonostante l’incertezza geopolitica e sul fronte inflattivo.
Nel complesso, maggio è stato caratterizzato da una fase di consolidamento per il mercato del reddito fisso globale, con il contributo positivo del credito che ha compensato l’aumento dei tassi di interesse sul fronte governativo.
Azionario
Le azioni statunitensi hanno proseguito anche a maggio il recupero dai minimi di fine marzo, sostenute dalla forza del comparto tecnologico e dei titoli legati all’intelligenza artificiale. Il Nasdaq ha guidato i rialzi con un +8,4%, seguito dall’S&P 500 (+5,3%). Anche i titoli Growth9 hanno registrato performance positive, con il Russell 1000 Growth in crescita del +7,2% e il Russell 2000 Growth del +5,8%. A livello settoriale, la performance è stata più eterogenea rispetto ad aprile: tecnologia (+16,0%), beni di consumo discrezionali (+2,6%) e settore sanitario (+2,5%) hanno trainato i rialzi, mentre i beni di pubblica utilità (‑5,1%), i beni di prima necessità (‑3,2%) e il settore finanziario (‑1,1%) sono rimasti indietro.
Anche i mercati azionari internazionali hanno registrato progressi nel complesso, con risultati positivi nella maggior parte delle regioni ad eccezione di MSCI UK (‑0,3%) e MSCI LatAm (‑4,2%).
Nel complesso, maggio ha confermato la resilienza del mercato azionario, con performance guidate dal Growth e dalla tecnologia e un progressivo ampliamento del contributo settoriale oltre il rimbalzo di aprile.
Materie prime & Tassi di cambio
Le materie prime sono rimaste volatili nel corso di maggio, ma con una dinamica in rallentamento rispetto ai picchi di aprile, in particolare a causa del calo dei prezzi dell’energia, pur ancora su livelli elevati in termini assoluti. Il petrolio ha registrato un ribasso: il Brent10 è sceso da oltre USD 120 di fine aprile a USD 92 a fine maggio, mentre il WTI10 si è attestato intorno a USD 87.
L’oro è rimasto sostanzialmente laterale, chiudendo il mese intorno a USD 4.540 l’oncia, con le persistenti preoccupazioni su un possibile rialzo dell’inflazione che hanno compensato l’impatto dei rendimenti reali elevati.
Sul fronte valutario, il dollaro è rimasto solido ma all’interno di un range ristretto, con il DXY11 stabile intorno a quota 98. Il cambio USD/JPY si è mantenuto su livelli elevati, vicino a 160, mentre le principali valute G10 si sono mosse in misura limitata, con EUR/USD intorno a 1,16 e GBP/USD a 1,34.
Per il mercato delle materie prime e dei tassi di cambio, maggio ha segnato una fase di stabilizzazione e di movimenti più contenuti dopo la volatilità marcata dei mesi precedenti.
1 I Non-Farm Payrolls (NFP) sono il numero di nuovi posti di lavoro creati nel settore non agricolo degli Stati Uniti, pubblicati mensilmente dal Dipartimento del Lavoro americano. I NFP sono fondamentali perché forniscono una panoramica chiara dello stato di salute dell’economia americana. L’occupazione influisce su molte altre variabili economiche, come inflazione, vendite al dettaglio e produzione industriale e può influenzare le decisioni della Federal Reserve sui tassi di interesse.
2 CPI Headline: l’indice dei prezzi al consumo complessivo; misura l’inflazione includendo tutte le categorie di beni e servizi, compresi i componenti volatili come energia e alimentari.
3 CPI Core: l’indice dei prezzi “di fondo”; misura l’inflazione escludendo energia e alimentari, che sono le componenti più volatili, per indicare un andamento più stabile e strutturale dei prezzi.
4 Il pass-through dell’inflazione indica il grado e la velocità con cui un aumento dei costi a monte (ad esempio, prezzi delle materie prime, energia, salari o input importati) viene trasferito ai prezzi finali al consumo.
5 L’indice dei prezzi delle spese per consumi personali (Personal Consumption Index, o PCE) è un indicatore macroeconomico che misura la variazione nel tempo dei prezzi dei beni e servizi acquistati dai consumatori.
6 Investment Grade: titoli obbligazionari caratterizzati da un’elevata qualità creditizia, con un rating pari o superiore a BBB‑ (per S&P e Fitch) o Baa3 (per Moody’s). Sono emessi da soggetti ritenuti con una bassa probabilità di insolvenza e offrono rendimenti generalmente più contenuti in cambio di una maggiore stabilità e prevedibilità dei flussi di cassa.
7 High Yield: titoli obbligazionari con rating inferiore all’Investment Grade (BB+ / Ba1 o inferiore), emessi da emittenti con profilo di rischio creditizio più elevato. Offrono rendimenti superiori per compensare una maggiore probabilità di default e una più elevata sensibilità al ciclo economico, risultando tipicamente più volatili rispetto ai titoli Investment Grade.
8 Con l’espressione Paesi Core si indicano le principali economie dell’area euro considerate caratterizzate da elevata solidità macroeconomica, finanze pubbliche relativamente sostenibili e mercati obbligazionari percepiti come più sicuri. In genere il termine fa riferimento a Paesi come Germania, Francia, Paesi Bassi e Austria, i cui titoli di Stato fungono spesso da benchmark di riferimento per i rendimenti e per la valutazione degli spread all’interno dell’area euro.
9 Per titoli “Growth” si intendono titoli azionari caratterizzati da aspettative di crescita degli utili e dei ricavi superiori alla media di mercato, spesso associate a modelli di business innovativi o a forte espansione strutturale.
10 Il WTI (West Texas Intermediate) e il Brent sono i due principali benchmark (parametri di riferimento) del petrolio greggio mondiale.
Il WTI è estratto negli USA ed è il benchmark principale per il Nord America. Il Brent proviene dal Mare del Nord ed è il riferimento per i prezzi del petrolio in Europa, Africa e Medio Oriente: più del 60% delle transazioni internazionali utilizzano come riferimento il Brent.
11 Indice del dollaro (DXY): misura l’andamento del dollaro statunitense rispetto a un paniere di sei valute estere principali, offrendo un’indicazione immediata del suo valore sui mercati valutari globali.
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