db Premium Magazine March 13, 2026

Un febbraio
apparentemente calmo

Dai segnali di stabilizzazione registrati nel primo bimestre dell’anno, alle incertezze derivanti dall’accendersi del conflitto in Iran.

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A cura del Team CIO di Deutsche Bank – Private Bank Italy

Contesto macroeconomico

L’economia statunitense ha iniziato il mese di febbraio con slancio: il rapporto sul mercato del lavoro ha segnalato un incremento dell’occupazione superiore alle attese di gennaio (+130.000 nuovi occupati contro i 70.000 previsti), un leggero calo del tasso di disoccupazione al 4,3% e un aumento dei salari orari dello 0,4% su base mensile. A livello settoriale, l’aumento dell’occupazione si è concentrato nel settore sanitario, in quello dell’assistenza sociale e in quello delle costruzioni, mentre l’occupazione federale e nel settore finanziario è diminuita. Tuttavia, il tradizionale ricalcolo statistico che avviene all’inizio di ogni anno ha sottratto quasi 900.000 occupati per il periodo aprile 2024-marzo 2025. Per quel periodo, quindi, la dinamica del mercato del lavoro era stata sovrastimata in base ai dati originali.

Sul fronte dei prezzi, la discesa dell’inflazione statunitense è proseguita anche all’inizio del 2026: a gennaio l’indice CPI Headline1 è salito dello 0,2% su base mensile e del 2,4% su base annua; il CPI Core2 è aumentato rispettivamente dello 0,3% e del 2,5%. La discesa dei prezzi dell’energia, la moderazione dei rincari nel settore alimentare e la stabilizzazione dei prezzi degli affitti hanno aiutato a registrare un processo di disinflazione relativamente diffuso, compensando alcune rigidità dei prezzi nel settore dei servizi, specialmente quelli più ciclici. Nel complesso, un mercato del lavoro più solido rispetto a fine 2025 e un’inflazione in lenta discesa hanno confermato le aspettative del mercato per cui il prossimo taglio della Federal Reserve non arriverà prima dell’estate 2026.

In Europa, a febbraio l’inflazione si è mantenuta intorno al 2% su base annua, riflettendo una debolezza nella domanda di beni e una crescita economica moderata. Questo contesto dovrebbe indurre la BCE a mantenere invariato il tasso sui depositi al 2%.

Nel Regno Unito, l’inflazione è rimasta vicina al 3% a inizio anno, complice una crescita dei prezzi nel settore dei servizi che rimane elevata.

In Asia, il Giappone ha visto l’inflazione scendere verso il 2% grazie al calo dei prezzi dell’energia e degli alimentari, insieme ad una domanda interna più debole.

 

Obbligazionario

A febbraio i mercati obbligazionari statunitensi hanno mostrato un recupero significativo: i titoli di Stato degli USA, ossia i Treasury, hanno messo a segno un guadagno dell’1,8%. Il rendimento del titolo di Stato statunitense a 10 anni è sceso al 4,1% verso la fine del mese e la curva si è leggermente irripidita. Con la Fed ferma, sono state le dinamiche di mercato più che la politica monetaria a guidare i rendimenti.

In Europa, il rendimento del Bund a 10 anni ha chiuso intorno al 2,78%, i BTP al 3,48% e i Bonos vicino al 3,22%, con un lieve restringimento degli spread grazie al miglioramento del sentiment.

Nel complesso, febbraio ha confermato un buon quadro per il mercato del reddito fisso globale: duration statunitense in recupero e spread dell’Eurozona in moderata compressione, il tutto in un contesto di segnali rassicuranti dalle Banche Centrali e di crescita economica globale disomogenea ma in via di stabilizzazione.

 

Azionario

A febbraio i mercati azionari statunitensi hanno avuto un andamento contrastante: l’S&P 500 ha chiuso in calo dello 0,8%, il Nasdaq è sceso del 3,4%, mentre il Russell 2000 (l’indice delle società a bassa capitalizzazione) ha guadagnato lo 0,8%. Tali performance confermano la nuova leadership di mercato che si è venuta a creare negli ultimi mesi, più ampia rispetto alla concentrazione sulle grandi società tecnologiche osservata lo scorso anno. Le performance settoriali confermano questa eterogenità: i comparti difensivi e quelli legati alle materie prime sono stati quelli con le performance migliori, mentre alcuni segmenti growth hanno sofferto il riposizionamento degli investitori.

Al di fuori degli Stati Uniti, i listini azionari internazionali hanno archiviato in rialzo il mese di febbraio, trainati dalla performance del Giappone e dei mercati emergenti.

Nel complesso, febbraio ha offerto un quadro costruttivo: una leadership di mercato più ampia, non più guidata solo dai listini USA ma con una buona partecipazione internazionale.

 

Materie prime & Tassi di cambio

Anche se la volatilità è rimasta elevata, nel complesso, le materie prime si erano stabilizzate a febbraio e il WTI aveva chiuso poco al di sotto dei USD 70 al barile.

Ma a inizio marzo, l’aumento della presenza militare USA nel Golfo Persico e l’escalation in Iran hanno aggiunto una nuova dose di rischio geopolitico, con un impatto soprattutto in relazione al transito di materie prime energetiche attraverso lo Stretto di Hormuz, creando un aumento del premio al rischio sui prezzi dell’energia.

L’oro ha proseguito la sua corsa grazie all’incertezza generale, mentre il mercato della valute ha registrato un lieve indebolimento del dollaro verso fine mese: EUR/USD vicino a 1,18, GBP/USD attorno a 1,35, USD/JPY vicino a 150 e indice del dollaro3 poco sotto 98 punti.

Anche qui, febbraio ha messo in luce le divergenze tra asset class: petrolio sostenuto dal rischio di offerta, metalli preziosi favoriti dall’avversione al rischio e valute globali in fase di aggiustamento rispetto alle nuove aspettative sui tassi, prima delle tensioni che si sono intensificate solo nei giorni successivi. 

1 CPI Headline: l’indice dei prezzi al consumo complessivo; misura l’inflazione includendo tutte le categorie di beni e servizi, compresi i componenti volatili come energia e alimentari. 

2 CPI Core: l’indice dei prezzi “di fondo”; misura l’inflazione escludendo energia e alimentari, che sono le componenti più volatili, per indicare un andamento più stabile e strutturale dei prezzi. 

3 Growth: categoria di titoli azionari relativi ad aziende innovative che operano in settori in rapida espansione. 

4 Indice del dollaro: misura l’andamento del dollaro statunitense rispetto ad un paniere di sei valute estere principali, offrendo un’indicazione immediata del suo valore sui mercati valutari globali. 


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