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March 2, 2026
Escalation in Medio Oriente – I rischi energetici e la volatilità dei mercati
Dr. Ulrich Stephan, Chief Investment Officer Germany - Ahmed Khalid, Senior Investment Strategist - David Pinto, Senior Investment Strategist
Key takeaways
Che cosa è successo?
Il confronto tra Stati Uniti, Israele e Iran è entrato in una fase di ulteriore escalation, con ricadute in diversi Paesi della regione e i segnali di compromissione della sicurezza nelle vie marittime del Golfo Persico. Stati Uniti e Israele hanno colpito numerosi obiettivi in Iran, prendendo di mira sia infrastrutture militari sia figure di vertice del regime, inclusa la Guida Suprema iraniana, l’Ayatollah Ali Khamenei. L’Iran ha reagito attaccando diverse installazioni statunitensi in alcuni Paesi dell’area — tra cui Israele, Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti — e alcune fonti segnalano ripercussioni anche sul traffico marittimo nel Golfo. Il Presidente degli Stati Uniti ha dichiarato che le operazioni potrebbero proseguire anche per diverse settimane se necessario.
L’esito della crisi resta incerto. Stati Uniti e Israele hanno invocato l’inizio di un nuovo regime in Iran, esortando la popolazione locale contro il regime, ma al momento è troppo presto per valutare se un cambio di leadership sia davvero possibile. Da Teheran emergono intanto notizie sulla formazione di un governo ad interim attorno al presidente Masoud Pezeshkian e sulla nomina imminente di una nuova guida spirituale.
La reazione del prezzo del petrolio è stata immediata. Stando alle prime indicazioni, una parte del traffico di petroliere attraverso lo Stretto di Hormuz è stato volontariamente sospeso da parte degli operatori dopo che alcune navi sono state attaccate. Il prezzo del petrolio è salito di circa il 9% nelle prime ore di lunedì mattina, attestandosi intorno a USD73 al barile per il WTI e USD79 per il Brent.
Sui mercati finanziari si è assistito ad una dinamica risk-off, con l’oro in forte rialzo. Domenica le Borse di Arabia Saudita (Tadawul), Emirati Arabi Uniti (ADX General) e Oman (MSM) hanno perso tra l’1,5% e il 2,5%, mentre la borsa del Qatar (QSE) è rimasta chiusa per festività. In Asia, lunedì i listini globali hanno aperto in calo: in Asia, Nikkei giapponese è sceso di circa l’1,5%; in Europa, l’Euro STOXX 50 sta perdendo circa il 2%. I futures sull’S&P 500 scambiano in ribasso di circa l’1% al momento delle stesura di questo report. I rendimenti dei titoli governativi USA ed europei stanno registrando un lieve rialzo.
Sui cambi, la domanda di dollari è piuttosto solida, con il USD in apprezzamento dello 0,74% contro l’euro in area 1,1725. L’oro, tradizionale bene rifugio in fasi di tensione geopolitica, è salito del 2,4%, raggiungendo USD5.406 l’oncia.
Quali sono le implicazioni per gli investitori?
Gli eventi in Medio Oriente hanno portato i prezzi del petrolio ad incorporare un premio al rischio geopolitico significativo. L’Iran produce circa 3,4 mb/g — pari a circa il 4% dell’offerta globale di greggio — ma, a causa delle sanzioni, ne esporta solo 1,8 mb/g. Tuttavia, il vero punto di vulnerabilità riguarda il transito di beni energetici tramite lo Stretto di Hormuz. Circa il 20% del petrolio mondiale trasportato via mare e il 20% del GNL passa dal canale che, pertanto, è essenziale per l’approvvigionamento globale. Oltre l’80% di questi flussi è diretto in l’Asia — in particolare Cina, India, Giappone e Corea del Sud — lasciando la regione asiatica estremamente esposta non solo a interruzioni reali ma anche alla sola percezione di un maggiore rischio. Una parte delle esportazioni dell’Arabia Saudita e degli Emirati Arabi Uniti può aggirare lo stretto tramite oleodotti interni, ma la capacità disponibile è limitata e la maggior parte del volume richiede comunque un transito marittimo che sia sicuro.
Una chiusura prolungata o un’interruzione duratura dello Stretto di Hormuz comporterebbe un aumento significativo dei prezzi del petrolio e nuove pressioni inflazionistiche. L’aumento di produzione dell’OPEC+ di 206.000 mb/g a partire da aprile — annunciato domenica in risposta agli ultimi eventi — difficilmente sarà sufficiente a mitigare questi rischi nel breve termine. Detto ciò, un blocco prolungato dello stretto sarebbe complesso da sostenere anche per l’Iran, anche solo per la presenza militare statunitense nell’area.
Il conflitto dovrebbe pesare anche sui mercati azionari, almeno nel breve termine. Se da un lato il dibattito sugli sviluppi dell’intelligenza artificiale (IA) continua ad essere cruciale per il sentiment generale, le vendite e l’aumento della volatilità osservate dai listini del Golfo durante il weekend — un riflesso dell’aumento del rischio geopolitico — potrebbero proseguire nei prossimi giorni ed è plausibile che questa debolezza si diffonda anche ai mercati globali. Ma va ricordato che storicamente gli shock geopolitici solo di rado hanno prodotto effetti duraturi sulle borse mondiali, a meno che non abbiano prodotto ripercussioni significative dal punto di vista economico. Al momento, la nostra valutazione di fondo sull’azionario rimane costruttiva. Parallelamente, i rendimenti dei titoli governativi potrebbero scendere grazie alla domanda di beni rifugio, l’oro potrebbe estendere i suoi guadagni e il dollaro USA rafforzarsi.
Non crediamo in una fase ribassista più prolungata: l’economia globale continua a mostrare resilienza e le prospettive sugli utili societari restano solide. L’impatto macroeconomico dovrebbe rimanere contenuto. Inoltre, in assenza di un conflitto regionale prolungato, i fondamentali dei mercati azionari del Golfo resterebbero buoni, sostenuti da una crescita economica solida, una sistema finanziario resiliente e valutazioni nel complesso attraenti. Prima dell’escalation, l’indice MSCI Saudi Arabia scambiava ad un P/E di circa il 10% inferiore alla sua media decennale, mentre anche l’indice MSCI UAE risultava leggermente al di sotto dei livelli storici.
La situazione richiede un monitoraggio costante: in assenza di nuove escalation, potrebbero emergere già nei prossimi giorni interessanti opportunità di acquisto selettivo.
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Autori: Dr. Ulrich Stephan, Chief Investment Officer Germany - Ahmed Khalid, Senior Investment Strategist - David Pinto, Senior Investment Strategist
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