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January 13, 2026
Europa, crescita fragile
Negli Stati Uniti si conferma un rallentamento parallelo per i dati relativi a occupazione e inflazione.
A cura del Team CIO di Deutsche Bank – Private Bank Italy
Contesto macroeconomico
Il mercato del lavoro statunitense si è nuovamente raffreddato verso la fine del 2025: i dati sull’occupazione di novembre, pubblicati in ritardo a causa dello shutdown, hanno mostrato una crescita di soltanto +64.000 nuovi posti di lavoro, un tasso di disoccupazione in aumento al 4,6% (corrispondente al massimo da quattro anni) e le assunzioni si sono concentrate nel settore della sanità e delle costruzioni. L’occupazione federale e nel settore dei trasporti si sono indebolite, segnalando una domanda di lavoro contenuta in vista del nuovo anno.
Anche l’inflazione si è ulteriormente raffreddata: il CPI (Consumer Price Index, cioè l’indice dei prezzi al consumo) di novembre, il primo dato dopo lo shutdown, ha confermato un’inflazione headline1 al 2,7% anno su anno e un’inflazione core2 al 2,6%, entrambe inferiori alle attese. Nonostante alcune lacune nei dati mensili, i dati hanno riflesso una discesa nel prezzo dei beni core e un calo dei costi abitativi.
Nel complesso, il quadro macroeconomico ha rafforzato le aspettative per un approccio prudente da parte della Fed. Le probabilità di ulteriori tagli nel breve termine sono rimaste basse. I policymaker devono valutare l’incompletezza di alcuni dati e una dinamica dei prezzi in graduale miglioramento.
In Europa, la crescita economica è rimasta fragile e l’inflazione vicina al target, confermando la bontà dell’approccio attendista da parte della BCE.
Nel Regno Unito i prezzi sono scesi e il CPI di novembre ha mostrato un calo nonostante l’inflazione nei servizi sia rimasta elevata. La BoE ha mantenuto una posizione cauta.
In Asia, invece, la Bank of Japan ha alzato i tassi di interesse di 25 punti base (pb) allo 0,75%, proseguendo la lenta fase di normalizzazione della politica monetaria di fronte ad un’inflazione persistente.
Obbligazionario
I titoli di stato statunitensi si sono indeboliti durante la fase finale dell’anno scorso.
A dicembre, i Treasury hanno registrato una performance del -0,3% a causa di un incremento dei rendimenti sulle lunghe scadenze.
In Europa, i titoli di Stato tedeschi a 10 anni hanno chiuso dicembre vicino al 2,85% e sono rimasti stabili durante le festività. All’ultima riunione del 2025, la BCE ha ribadito l’approccio “data-dependant” (ossia dipendente dai dati macroeconomici) e confermato l’attuale livello dei tassi di interesse.
I BTP italiani a 10 anni hanno raggiunto il 3,51% e i Bonos spagnoli il 3,29%, portando il differenziale dei tassi di interesse tra BTP e Bund a circa 65 pb e quello tra Bonos e Bund a 43 pb, riflettendo un sentiment di mercato ancora ottimista e una conferma della buona situazione fiscale nella fase conclusiva dell’anno.
Nel complesso, il trimestre che si è concluso a dicembre ha riflesso un clima prudente per le obbligazioni globali. I mercati hanno cercato di bilanciare le aspettative di allentamento graduale delle politiche monetarie con i segnali di crescita tutto sommato positivi ma disomogenei e il contesto di inflazione che mostra ancora una certa pressione dei prezzi nel settore dei servizi.
Azionario
A dicembre, le performance delle azioni statunitensi sono state miste: l’indice S&P 500 è salito del +0,1%, mentre l’indice Nasdaq e il Russell 2000 delle small cap hanno chiuso in calo rispettivamente del -0,5% e del -0,6%. Questi ultimi sono stati appesantiti da dati macroeconomici disomogenei, dal rialzo dei rendimenti a lungo termine e dal posizionamento di cautela che ha frenato l’appetito per il rischio tra gli investitori. I mercati hanno registrato una fase di consolidamento all’inizio mese, per poi rafforzarsi verso la fine dell’anno grazie a delle valutazioni sugli utili più stabili e a una maggiore partecipazione settoriale ai rialzi che è andata oltre la leadership delle società mega-cap. A livello settoriale, negli Stati Uniti i finanziari e i titoli delle società di materiali hanno guidato i rialzi all’insegna di una rotazione selettiva verso il segmento value3, mentre la tecnologia e il segmento growth4 sono stati più volatili e i difensivi hanno sottoperformato.
L’Europa ha registrato delle performance migliori rispetto a quelle delle borse statunitensi: l’indice MSCI Europe è salito del 4,0% sostenuto dai progressi nel processo di disinflazione, dalle aspettative di politiche accomodanti e da un’ampia partecipazione settoriale.
A livello globale, l’andamento è stato disomogeneo: i mercati sviluppati sono generalmente positivi, gli emergenti sono stati più contrastati.
Materie prime & Tassi di cambio
A dicembre, i prezzi del petrolio sono scesi nuovamente. Il Brent ha registrato una media mensile nella fascia bassa dei 60 USD al barile e ha chiuso il mese poco sopra questa soglia. Il surplus di offerta globale atteso per il 2026, pari a 3,84 milioni di barili al giorno secondo le ultime stime dell’Agenzia Internazionale dell’Energia, ha prevalso sui rischi geopolitici. Nonostante episodi di volatilità legati alle notizie geopolitiche, infatti, i mercati sono rimasti concentrati sui livelli di scorte elevate, sulla produzione record dei Paesi non-OPEC e sugli ulteriori barili provenienti dai Paesi membri dell’OPEC+, tutti elementi che dovrebbero lasciare poco spazio alla formazione di premi di rischio sui prezzi del petrolio.
L’oro, al contrario, ha proseguito la straordinaria corsa registrata durante l’anno con una media mensile poco sopra i 4.190 USD l’oncia e con una chiusura di dicembre vicina ai 4.320 USD solo leggermente al di sotto dei massimi storici toccati all’inizio del mese di dicembre. Il metallo prezioso ha beneficiato ancora una volta degli acquisti aggressivi da parte delle Banche Centrali, dell’indebolimento del dollaro statunitense, dell’elevata incertezza geopolitica e delle aspettative che il ciclo di allentamento monetario avviato dalla Fed a fine 2025 prosegua anche nel 2026.
Nel complesso, dicembre ha evidenziato un divario crescente all’interno delle materie prime: i mercati energetici sono stati sotto pressione per l’eccesso strutturale di offerta, mentre i metalli preziosi hanno goduto della domanda in qualità di bene rifugio, della volatilità macro e delle attese di politiche monetarie più accomodanti.
1 L’inflazione headline misura la variazione complessiva dell'indice dei prezzi, includendo tutte le categorie di beni e servizi.
2 L’inflazione core, misurata dal CPI Core, rispetto all’inflazione headline esclude le componenti più volatili come cibo ed energia.
3 Con value si fa riferimento ad uno stile di investimento focalizzato su azioni sottovalutate rispetto ai loro fondamentali (utili, flussi di cassa, patrimonio). Gli investitori “value” cercano titoli che appaiono economicamente solidi, ma che vengono scambiati a prezzi inferiori al loro valore intrinseco, puntando su una rivalutazione nel tempo.
4 Con growth si fa riferimento ad uno stile di investimento orientato verso aziende con forte potenziale di crescita dei ricavi e degli utili, anche se attualmente hanno valutazioni elevate. Gli investitori “growth” privilegiano società innovative o in espansione, aspettandosi che la crescita futura giustifichi il prezzo attuale.
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