db Premium Magazine October 13, 2026

Azioni resilienti nonostante il rialzo dei tassi

La tenuta dei mercati continua a poggiare sulla leadership di tecnologia e titoli growth.

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A cura del Team CIO di Deutsche Bank – Private Bank Italy 

Contesto macroeconomico

Nel corso di settembre, il quadro macroeconomico statunitense si è confermato resiliente, anche se gli ultimi dati sul mercato del lavoro hanno segnalato una lieve moderazione dopo il buon rapporto sull’occupazione di agosto. A settembre, infatti, il numero di occupati nei settori non agricoli (i cosiddetti Non-Farm Payrolls1) è aumentato di 29.000 unità, nettamente al di sotto delle previsioni, mentre il tasso di disoccupazione è salito passando dal 4,1% di agosto al 4,2%. Anche la crescita salariale ha evidenziato un rallentamento, con un incremento delle retribuzioni orarie medie del 3,0% su base annua. Nel complesso, gli ultimi dati continuano ad essere in linea con uno scenario di graduale allentamento delle condizioni del mercato del lavoro piuttosto che un brusco deterioramento.

Sul fronte inflattivo, i dati sui prezzi al consumo di agosto sono stati contrastanti, ma nel complesso incoraggianti. Il CPI headline2 è aumentato dello 0,4% su base mensile ed è rimasto stabile al 3,4% su base annua, sostenuto in parte dal rincaro dell’energia. Il CPI Core3 è invece cresciuto dello 0,3% su base mensile, rallentando dal 2,5% al 2,4% su base annua. Sebbene l’inflazione rimanga superiore agli obiettivi della Fed, le pressioni di fondo sui prezzi si sono gradualmente moderate.

A livello globale, il quadro è rimasto eterogeneo: per Europa e Giappone si prevede una crescita relativamente modesta, mentre permangono incertezze sulla solidità e sulla composizione della ripresa cinese. Gli investimenti delle imprese mostrano ancora un andamento favorevole, sostenuti in alcuni segmenti dalla spesa per infrastrutture legate all’intelligenza artificiale e per la digitalizzazione.

Nel complesso, i dati di settembre delineano un’economia ancora resiliente nonostante l’indebolimento del mercato del lavoro, con il graduale rallentamento dell’inflazione e la tenuta degli investimenti che continuano a sostenere la crescita. Per gli investitori, l’attenzione rimane concentrata sulla possibilità che la moderazione della crescita e dell’inflazione prosegua senza compromettere in misura significativa l’espansione economica.

Obbligazionario

A settembre, i mercati obbligazionari hanno registrato una debolezza generalizzata, penalizzati dall’aumento dei rendimenti dei titoli di Stato e dal rialzo dei tassi deciso dalla Fed. Le obbligazioni high yield4 hanno perso il 2,5% nel mese, ma sono rimaste il segmento principale dell’obbligazionario con la migliore performance da inizio anno, pari al +0,1%. Il credito Investment Grade5 ha invece ceduto il 2,7%, portando il rendimento da inizio anno al -3,1%.

I Treasury statunitensi hanno perso il 2,2%, portando al -2,8% le perdite da inizio anno, mentre l’indice obbligazionario aggregato statunitense ha registrato un rendimento del -2,6%. Anche le obbligazioni indicizzate all’inflazione sono state sottoposte a pressioni, con i TIPS6 statunitensi in calo del 2,0%.

Anche i mercati obbligazionari internazionali hanno incontrato difficoltà: l’indice Barclays Global G7 ex U.S. ha perso il 2,2%, riflettendo le analoghe pressioni derivanti dall’aumento dei rendimenti nei principali mercati sviluppati. Nel complesso, settembre ha confermato l’impatto negativo che tassi d’interesse più elevati continuano a esercitare sui mercati obbligazionari. I segmenti maggiormente sensibili alla duration hanno subito le perdite più consistenti, mentre il credito ha mostrato una tenuta relativamente migliore.

Azionario

A settembre, i mercati azionari statunitensi hanno registrato performance contrastanti, con il settore tecnologico che ha continuato a offrire un sostegno relativo in un contesto di debolezza più ampia. Tra i principali indici, il Russell 1000 Growth7 ha guidato i rialzi con un rendimento del +2,2%, sovraperformando il Russell 1000 Value8, in calo del 3,1%, e confermando la leadership dei titoli growth nel corso del mese. Seguono il NASDAQ Composite, in rialzo dell’1,9%, mentre l’S&P 500 ha perso lo 0,3%.

A livello settoriale, tecnologia dell’informazione (+4,5%) e servizi di comunicazione (+4,3%) hanno sovraperformato. I risultati più deboli sono stati registrati da materiali (-6,7%), finanziari (-7,2%), utility (-5,9%), immobiliare (-5,8%) e beni di consumo discrezionali (-5,8%).

Anche i mercati azionari internazionali hanno generalmente chiuso il mese in ribasso: l’indice MSCI Emerging Markets ha perso lo 0,5%, rispetto al calo del 3,0% dell’indice MSCI EAFE9.

Settembre è stato, quindi, caratterizzato dalla persistente leadership dei titoli growth a elevata capitalizzazione in un contesto di generale debolezza, con il settore tecnologico in controtendenza rispetto alla maggior parte degli altri comparti e dei mercati internazionali.

Materie prime & Tassi di cambio

A settembre, le materie prime hanno registrato performance contrastanti, con la forza concentrata nel comparto energetico e una maggiore debolezza dei metalli. L’indice energetico è salito del 10,1%, sostenuto dal rialzo del 5,4% dei future sul petrolio greggio. I mercati delle materie prime nel loro complesso sono rimasti pressoché invariati, con l’indice generale in crescita dello 0,3%, mentre il rame ha guadagnato lo 0,8%.

I metalli preziosi e industriali hanno invece incontrato maggiori difficoltà. L’indice dei metalli preziosi ha perso il 6,8%, i future sull’oro sono scesi del 6,6% e l’indice dei metalli industriali ha ceduto l’1,6%. Sul mercato valutario, il dollaro statunitense si è rafforzato, con il Dollar Index10 in aumento del 2,0%.

Nel complesso, settembre è stato caratterizzato dalla solida performance dell’energia, controbilanciata dalla debolezza dei metalli e da un dollaro statunitense più forte.

 

1 I Non-Farm Payrolls (NFP) misurano la variazione netta mensile dell’occupazione nel settore non agricolo degli Stati Uniti e sono pubblicati dal Dipartimento del Lavoro statunitense. Rappresentano un indicatore rilevante dello stato di salute dell’economia americana, poiché l’andamento dell’occupazione può incidere su consumi, inflazione, produzione e decisioni della Federal Reserve sui tassi di interesse.

2 CPI Headline: l’indice dei prezzi al consumo complessivo; misura l’inflazione includendo tutte le categorie di beni e servizi, compresi i componenti volatili come energia e alimentari.

3 CPI Core: l’indice dei prezzi al consumo “di fondo”; misura l’inflazione escludendo alimentari ed energia, componenti spesso soggette a maggiore volatilità, e viene utilizzato per osservare le pressioni di prezzo sottostanti.

4 Le obbligazioni High yield (HY) sono obbligazioni con un rating creditizio inferiore all’investment grade. Offrono generalmente rendimenti più elevati per compensare il maggiore rischio di credito e di insolvenza dell’emittente.

5 Le obbligazioni Investment Grade (IG) sono obbligazioni emesse da soggetti con un rating creditizio relativamente elevato. Presentano generalmente un rischio di insolvenza più contenuto e, di conseguenza, rendimenti inferiori rispetto alle obbligazioni high yield.

6 I TIPS (Treasury Inflation-Protected Securities) sono titoli di Stato emessi dal Tesoro statunitense il cui valore nominale viene adeguato all’andamento dell’inflazione. Questo meccanismo contribuisce a preservare il potere d’acquisto del capitale investito.

7 Con titoli Growth si fa riferimento a titoli azionari di società per le quali si prevedono una crescita dei ricavi e degli utili superiore alla media del mercato. Presentano spesso valutazioni più elevate, giustificate dalle maggiori prospettive di crescita futura.

8 Con titoli Value si fa riferimento a titoli azionari di società che presentano valutazioni relativamente contenute rispetto ai fondamentali, come utili, flussi di cassa o valore patrimoniale, e che possono quindi offrire un potenziale di rivalutazione.

9 L’indice MSCI EAF è l’indice azionario che rappresenta le società a grande e media capitalizzazione dei mercati sviluppati a livello globale, esclusi Stati Uniti e Canada. Copre circa l’85% della capitalizzazione di mercato corretta per il flottante in ciascun Paese incluso. L’acronimo EAFE indica Europe, Australasia and Far East

10 Indice del Dollaro (DXY): misura l’andamento del dollaro statunitense rispetto a un paniere di sei valute estere principali, offrendo un’indicazione sintetica del suo valore sui mercati valutari globali.


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